| Procura competente |
Contatti diretti |
INCHIESTE |
| AGRIGENTO |
SI |
- Procedimento a carico di un imprenditore agricolo e di alcuni caporali rumeni che avrebbero impiegato, in condizioni di sfruttamento, alcuni lavoratori italiani, rumeni, alcuni stranieri richiedenti asilo nonché due minori di 12 anni, nello sgrappolamento dell’uva all’interno delle serre, con turni lavorativi di 8 ore, per una retribuzione che oscillava tra i 30 ed i 35 euro. (2018) (segnalazione della Procura). Il GUP di Agrigento, il dott. Giuseppe Miceli, ha disposto un rinvio a giudizio nei confronti di due imprenditori agricoli per reclutare lavoratori per farli lavorare in un vigneto. La posizione di una terza persona coinvolta è stata stralciata e sarà giudicata separatamente. (2021) (https://www.grandangoloagrigento.it/apertura/caporalato-tra-canicatti-e-naro-due-rinvii-a-giudizio);
- Procedimento a carico del titolare di un caseificio abusivo, allestito in un magazzino in pessime condizioni igienico-sanitarie (escrementi di ratti, ragnatele, ratti morti presenti all’interno del fabbricato), che impiegava un lavoratore rumeno per oltre 13 ore al giorno, senza pause intermedie, senza riposi settimanali, retribuito meno di 2 euro l’ora. Il lavoratore alloggiava in una stanza adiacente al magazzino, ambiente insalubre, sporco e in pessime condizioni (senza riscaldamento, con illuminazione composta da fili volanti). Si procede per 603-bis cp oltre che per una serie di reati legati all’alterazione e distribuzione di prodotti alimentari senza i dovuti controlli igienico-sanitari, nonché per lo spaccio di cocaina. (Dicembre 2019) (https://www.lasiciliaweb.it/2019/12/16/topi-morti-accanto-alle-caciotte/ e segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due imprenditori agricoli di Canicattì per sfruttamento ai danni di 22 lavoratori impiegati senza contratto. I datori sono stati sanzionati anche amministrativamente (circa 51.100 euro totali) per l’omessa sorveglianza sanitaria e la mancata informativa sui rischi connessi all’attività. Non è chiaro se sia stato contestato anche l’art. 603-bis cp. (Ottobre 2023) (https://www.agrigentooggi.it/operazione-contro-sfruttamento-e-caporalato-trovati-22-lavoratori-irregolari-denunciati-due-imprenditori-agricoli/);
- Procedimento a carico di due imprenditori italiani, titolari di due aziende agricole site in Licata, per l’impiego di manodopera senza contratto (11 lavoratori), di cui uno per il reato di omessa vigilanza sanitaria, la formazione ed informazione lavoratori circa i rischi connessi all’attività e la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale; l’altro per omesso la formazione ed informazione lavoratori circa i rischi connessi all’attività. Accertate anche violazioni sanzionate amministrativamente (complessivamente 4.000 euro). Non è chiaro se sia stato contestato anche l’art. 603-bis cp. (Ottobre 2023) (https://studiolegaleramelli.it/2021/02/11/omessa-valutazione-dei-rischi-e-formazione-dei-lavoratori-la-suprema-corte-si-esprime-sui-profili-di-responsabilita-penale-ravvisabili-in-capo-alle-figure-di-garanzia-del-datore-di-lavoro-e-del-respo/);
- Bracciante agricolo denuncia due soggetti, padre e figlio, per sfruttamento lavorativo (Maggio 2024) (https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/sfruttamento-lavoro-bracciante-agricolo-pochi-spiccioli-denuncia.html);
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| BARCELLONA POZZO DI GOTTO |
SI |
- Procedimento a carico di un datore di lavoro italiano, avviato a seguito della denuncia di un lavoratore, impiegato, assieme ad altri 34 dipendenti, presso un negozio di alimentari. Il lavoratore aveva lamentato la mancata retribuzione di straordinari e condizioni di lavoro di sfruttamento (turni oltre 10 ore giornaliere, senza riposi settimanali e straordinari non retribuiti), e la mancata corresponsione del TFR a seguito del licenziamento dopo il fallimento dell’attività. I fatti risalgono al 2014, motivo per cui la Procura ha contestato il reato di appropriazione indebita al datore (646 cp). Il procedimento è stato archiviato. (2015) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato che avrebbe reclutato due cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio per avviarli al lavoro nell’azienda agricola intestata al figlio, senza regolare contratto di lavoro. Nell’azienda sono state riscontrate violazioni inerenti la sicurezza sul lavoro; sono stati contestati vari illeciti amministrativi; non è chiaro se si sia proceduto anche ex art. 603 bis c.p. (Novembre 2018) (https://www.amnotizie.it/2018/11/30/santa-lucia-del-mela-71enne-denunciato-per-sfruttamento-del-lavoro/);
- Procedimento a carico di un imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto per estorsione ai danni di più di ottanta dipendenti ed indebita percezione di erogazioni pubbliche. L’imputato, titolare di una catena di supermercati, avrebbe ricattato i dipendenti minacciandoli di licenziamento per far loro accettare condizioni lavorative svantaggiose. Lavoratori e lavoratrici venivano costretti a sottoscrivere contratti che prevedevano la diminuzione del loro orario di lavoro (28 ore settimanali, invece di 40), con conseguente riduzione della loro retribuzione, malgrado lavorassero per un numero di ore settimanali superiore a quelle previste. Le indagini sono state avviate sulla base delle segnalazioni dei dipendenti. Le indagini hanno preso avvio direttamente dai dipendenti. (Settembre 2018) (https://www.fanpage.it/attualita/messina-imprenditore-minacciava-i-lavoratori-di-licenziarli-per-pagarli-meno-denunciato/);
- Procedimento per 603-bis cp a carico di un imprenditore agricolo italiano, titolare di un caseificio, ai danni di due lavoratori stranieri (di nazionalità nigeriana), richiedenti asilo con permesso di soggiorno scaduto. I lavoratori si erano avvalsi di un terzo soggetto, un caporale anch’esso straniero (di origini marocchine, rimasto ignoto agli inquirenti) e venivano impiegati in condizioni di sfruttamento presso il caseificio, dove alloggiavano in locali fatiscenti adiacenti. Il procedimento è stato archiviato (2018) (segnalazione della Procura);
- I Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, con l’ausilio dei Carabinieri del NIL di Messina, nell’ambito di alcuni controlli finalizzati sia al contrasto del fenomeno dello sfruttamento di lavoro irregolare in alcuni esercizi commerciali ed attività imprenditoriali del territorio, hanno denunciato il titolare, italiano, di un circolo privato, nel centro di Logano, per gravi inosservanze delle norme in materia di lavoro e violazioni fiscali: l’uomo aveva assunto due lavoratori stranieri, di nazionalità kosovara, senza contratto in quanto irregolari sul territorio. Sono state comminate sanzioni amministrative per circa 30mila euro e ammende per un valore complessivo di 56 mila euro. Non si procede per 603-bis cp. (Gennaio 2021) (https://giornalenews.it/barcellona-pozzo-di-gotto-me-lavoro-nero-chiuso-circolo-privato-per-impiego-di-lavoratori-irregolari/);
- Emesse misure cautelari nei confronti del datore di lavoro di un’impresa edile accusato di aver ridotto in schiavitù a Panarea almeno 7 dipendenti stranieri, di origine marocchini, costretti a lavorare 7 giorni su 7 per oltre 12 ore al giorno e obbligati a vivere in situazioni degradate in un container (Dicembre 2024) (https://www.messinatoday.it/cronaca/lavoro-nero-schiavi-capolarato-eolie-inchiesta-barcellona-uil.html)
- Un operaio è stato lasciato per strada dopo essere stato schiacciato da un muletto sul quale stava lavorando. L’incidente era avvenuto a novembre 2023. I lavoratori percepivano una paga che andava dai 5,70 euro ai 7 euro. Un operaio straniero, magrebino e irregolare sul territorio, è stato abbandonato sulla strada dopo essere rimasto schiacciato dal muletto sul quale stava lavorando e che si è ribaltato mentre percorreva una strada di montagna. A soccorrere l'uomo è stato un passante che lo ha accompagnato alla guardia medica di Panarea e da lì, vista la gravità delle lesioni (frattura del perone e lesione al legamento di un ginocchio) è stato portato prima all'ospedale di Milazzo e poi elitrasportato al Cannizzaro di Catania. A seguito del grave incidente, l’operaio ha sporto denuncia contro il datore di lavoro. (Dicembre 2024) (https://www.ilmessaggero.it/italia/panarea_operaio_abbandonato_in_strada_datore_lavoro_denunciato-8539115.html);
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| CALTANISSETTA |
SI |
- Operazione “Attila”: l’operazione, che ha portato a 16 arresti a Caltanissetta, ha preso le mosse da un’indagine a carico di un gruppo di cittadini pakistani, che hanno assoggettato la comunità di appartenenza a numerose vessazioni. L’indagine ha consentito di rilevare una rete che reclutava lavoratori da destinare ad aziende agricole, costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento. Le vittime venivano pagate circa 25/30 euro al giorno e una parte del compenso, corrisposto dalle aziende ai caporali, veniva trattenuto da questi ultimi. Nel giugno 2020 uno dei lavoratori è stato ucciso perché si era ribellato ai suoi sfruttatori. (Dicembre 2020) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/12/02/news/caporalato_braccianti_schiavi_a_caltanissetta_12_arresti_uccisero_un_lavoratore_che_si_era_ribellato_-276656743/). Nel corso della prima udienza dibattimentale, la difesa di due degli imputati ha eccepito la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, atteso che gli stessi, pur avendone fatto richiesta, non sarebbero stati sentiti dalla Procura. La richiesta è stata accolta dalla Corte d’Assise di Caltanissetta mentre, invece, si procede con il rinvio a giudizio per gli altri imputati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere mafiosa, omicidio, caporalato ed estorsione. (https://www.castelloincantato.it/omicidio-e-caporalato-tutto-da-rifare-per-due-e-sette-restano-alla-sbarra/ e segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp carico di 14 persone, 4 caporali - due stranieri (rumeno e marocchino) e due italiani - e 10 imprenditori agricoli italiani, titolari di alcune aziende del territorio. Il sistema di sfruttamento emerso dalle indagini era così organizzato: ogni mattina uno dei due caporali, italiano, reclutava nei pressi della stazione di Caltanissetta alcuni braccianti di varie nazionalità (comunitari e stranieri) alle 5 di mattina e, assieme ad un altro complice, li trasportava sui campi di lavoro tra Delia e Agrigento, dove venivano impiegati, senza contratto, per circa 8 ore giornaliere, minacciati in caso di ribellione alle condizioni di lavoro loro imposte ed erano costretti a comprare con i propri soldi gli attrezzi da lavoro, oltre che a pagare i caporali per il “servizio” svolto. (Luglio 2020) (https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/lavoratori-stranieri-schiavizzati-campagne-8-misure-cautelari.html). Nei confronti di un datore di lavoro si è definito il procedimento con sentenza di applicazione della pena (patteggiamento) ad 1 anno e 10 mesi, con la concessione della sospensione condizionale della pena (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di 24 persone, 7 caporali stranieri di nazionalità marocchina e datori di lavoro italiani, titolari di terreni agricoli, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione e allo sfruttamento lavorativo ex art. 603-bis cp. L’organizzazione criminale era strutturata gerarchicamente in un capo-caporale e in altri sotto-caporali, che svolgevano vari ruoli, tra cui addetti alla sorveglianza dei lavoratori nei campi e di autisti/trasportatori. I solidali reclutavano, dietro commissione dei proprietari terrieri, alla giornata alcuni lavoratori di varie nazionalità - tutti stranieri in parte regolari (tra cui anche richiedenti asilo), in parte irregolari sul territorio - per impiegarli nei campi da coltivazione di alberi da frutto in turni di 8-9 ore giornaliere a fronte di una retribuzione tra i 30 e 35 euro (meno di 4 euro l’ora) che veniva poi ulteriormente decurtata di circa 5-10 euro per le “tasse giornaliere” che sarebbero state imposte dagli autisti componenti dell’organizzazione per le spese di trasporto dei lavoratori presso le aziende agricole e per la manutenzione dei mezzi. I lavoratori erano costretti a lavorare anche di domenica, venivano controllati durante lo svolgimento della prestazione dai caporali e/o proprietari terrieri, con la minaccia di licenziamento qualora non avessero svolto “ad arte” il lavoro. Nonostante avessero manifestato malesseri o impellenti necessità familiari durante la giornata lavorativa, sarebbero stati costretti a rimanere sul luogo di lavoro fino alla fine della giornata e a riprendere l’attività sotto la minaccia esplicita della perdita di ogni futura opportunità lavorativa. (Settembre 2022) (https://www.poliziadistato.it/articolo/15632d83484c250036722412). Nei confronti dei 7 caporali stranieri sono state applicate misure cautelari custodiali (2 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), così come nei confronti dei datori di lavoro la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Sono state sottoposte a sequestro preventivo 14 aziende agricole presso cui erano impiegati i lavoratori. Nei confronti dei lavoratori irregolari è stata avanzata richiesta di espulsione, invece dell’attivazione dei percorsi di protezione ad hoc per vittime di sfruttamento (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di tre imprenditori italiani ex art. 603-bis cp, titolari di un’attività di vendita di prodotti di casalinghi e per la cura e igiene della persona, dove impiegavano 15 lavoratori, tutti italiani, in condizioni di sfruttamento. Dopo un primo periodo di impiego senza contratto, i lavoratori venivano assunti formalmente con contratti part-time, ma erano costretti a lavorare a tempo pieno (dalle 50 alle 54 ore settimanali) a fronte di 600-700 euro al mese, con un riposo settimanale domenicale (decurtato dallo stipendio) ogni due settimane e una settimana di ferie all’anno (2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per 603-bis cp a carico di un imprenditore italiano, legale rappresentante di due società esercenti attività postali e di corriere, nei confronti di un dipendente, italiano. Il lavoratore era assunto formalmente con un contratto part-time ma lavorava a tempo pieno e veniva pagato a cottimo, ossia in base al numero di lettere recapitate in una giornata, a prescindere dalle ore lavorate, senza poter usufruire di ferie né permessi, comunque indicati nella busta paga (2022) (segnalazione della Procura);
- Controllate dai carabinieri 958 aziende, di cui 507 sono risultate irregolari. Sono state verificate 4.960 posizioni lavorative di cui 1268 sono risultate irregolari e di queste 346 erano in nero. Tra i lavoratori controllati 2314 erano extracomunitari e 231 risultavano in nero. Erano inoltre presenti 29 minori di cui 9 impiegati in nero. Sono stati elevati 145 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale di cui 75 per lavoro in nero, 41 per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e in 29 casi per entrambe le ipotesi. Inoltre, sono stati irrogati 144 provvedimenti di diffida e elevate 848 prescrizioni amministrative. Non è chiaro se a seguito dei controlli amministrativi sia stato dato seguito con procedimenti penali. (Agosto 2024) (https://www.ilfattonisseno.it/2024/08/caporalato-controlli-in-tutta-italia-anche-a-caltanissetta-irregolari-quasi-il-50-delle-aziende/);
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| CALTAGIRONE |
SI |
- Procedimento ex art. 603-bis cp, archiviato nel Febbraio 2023 (Gennaio 2017) (segnalazione della Procura);
- Arrestati due fratelli che costringevano a lavorare in condizioni disumane 5 lavoratori rumeni in alcune aziende zootecniche al confine tra il calatino e Siracusa. I lavoratori erano costretti a lavorare 15 ore al giorno dalle 4 del mattino, 7 giorni su 7 per 1 euro l’ora. Vivevano tutti in una stanza di pochi metri quadri con mura ricoperte di muffa e un unico bagno in pessime condizioni igienico-sanitarie (Dicembre 2017) (https://www.cataniatoday.it/cronaca/sfruttavano-lavoratori-agricoli-caporalato-arrestati-due-fratelli-16-dicembre-2017.html);
- Procedimento ex art. 603-bis cp, archiviato a Giugno 2021. (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico di due imprenditori agricoli italiani, titolari di un’impresa destinata all’allevamento di ovini, caprini e bovini in contrada Sigona Grande, tra Caltagirone e Lentini, per aver impiegato in condizioni di sfruttamento quattro lavoratori romeni in turni di lavoro di oltre 13 ore giornaliere a fronte di un compenso di 20 euro al giorno, senza diritto al riposo settimanale, né feriale. (Aprile 2018) (https://www.cataniatoday.it/cronaca/lavoratori-romeni-schiavi-caltagirone-arresti-17-aprile-2018.html);
- Procedimento ex art. 603-bis cp, archiviato nel Dicembre 2021 (Gennaio 2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp, archiviato nel Marzo 2021. (Maggio 2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un caporale che avrebbe reclutato otto donne di nazionalità albanese, tutte prive (tranne una) di permesso di soggiorno ed entrate in Italia con visto turistico, per poi indirizzarle verso aziende attive nella lavorazione dell'uva da tavola. Il caporale tratteneva il 50% dei guadagni di ciascuna lavoratrice. (Giugno 2019) (https://catania.meridionews.it/articolo/79110/caporalato-nei-vigneti-scatta-blitz-a-licodia-eubea-le-braccianti-erano-sul-furgone-50enne-arrestato/);
- Procedimento ex art. 603-bis cp, con richiesta di archiviazione pendente per infondatezza della notizia di reato (Gennaio 2020) (segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp, archiviato nel Novembre 2021. (Maggio 2020) (segnalazione della Procura);
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| CATANIA |
SI |
- Due lavoratrici italiane sottoposte a condizioni di sfruttamento lavorativo all’interno di un esercizio commerciale gestito da imprenditori cinesi. Le due donne erano impiegate senza contratto di lavoro per un compenso pari ad un euro e 60 centesimi l’ora e sottoposte, durante l’orario lavorativo, a controllo remoto mediante telecamere. Si procede per 603-bis c.p. (Febbraio 2018) (https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/due_giovani_sfruttate_prendevano_un_euro_60_la_polizia_denuncia_titolare_cinese_chiude_negozio-3569376.html).
- Procedimento a carico di sette datori di lavoro, denunciati per frode e sfruttamento del lavoro. Oggetto di indagine sono state delle sale da gioco, delle officine meccaniche, dei pub, dei bar e, infine, dei ristoranti. Su 15 lavoratori solo uno è stato trovato in regola. Inoltre, i dipendenti percepivano mediamente 3 euro l’ora o meno, senza garanzie di tipo previdenziale. Sono state contestate anche la frode in commercio, l’invasione di terreno, e il furto di energia elettrica (Marzo 2018) (https://ilsicilia.it/catania-scatta-la-denuncia-per-sette-datori-di-lavoro-frode-in-commercio-e-sfruttamento-dei-dipendenti/);
- Procedimento a carico di un imprenditore agricolo di Paternò per fatti antecedenti all’entrata in vigore della l. 199/2016 (2013), in cui si procede per estorsione, associazione per delinquere e rapina (inizialmente il pm aveva contestato riduzione in schiavitù, riqualificata dal gip in sede di riesame). L’imprenditore, il figlio, e vari caporali di nazionalità rumena avrebbero sfruttato numerosi lavoratori agricoli, prevalentemente rumeni (ma vi sono anche alcuni richiedenti asilo) costringendoli a turni massacranti, per 25 euro al giorno. Si è proceduto anche al sequestro di prevenzione di beni per 10 milioni di euro. (Aprile 2019) (https://catania.meridionews.it/articolo/76992/paterno-confiscato-patrimonio-milionario-di-di-perna-sfruttamento-di-braccianti-dalla-sicilia-alla-romania/ e segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di una cittadina rumena che avrebbe indotto la figlia minorenne a prostituirsi. Il procedimento ha preso le mosse dalle indagini della Squadra Mobile che, nel corso di controlli finalizzati al contrasto del caporalato, aveva notato la minore in atteggiamenti non adeguati alla sua età. La minore svolgeva anche attività lavorativa presso alcune aziende agricole nella zona di Acate, in condizioni di sfruttamento. (Luglio 2019) (https://www.lastampa.it/2019/06/08/italia/fa-prostituire-la-figlia-enne-la-polizia-ferma-la-madre-nel-ragusano-XJ46zfgfLptEcuLjbwUMlJ/pagina.html);
- Procedimento a carico di un cittadino italiano che avrebbe reclutato alcune cittadine albanesi, tutte tranne una, prive di titolo di soggiorno ed entrate con visto turistico trattenuto. Le donne erano costrette a lavorare in vigna per otto ore al giorno, percependo una paga che era la metà di quella prevista dalla contrattazione collettiva. (Giugno 2019) (https://tg24.sky.it/palermo/2019/06/26/caporalato-catania-intascava-paga-operaie.html);
- La DDA ha proceduto nei confronti di alcuni cittadini rumeni per tratta finalizzata allo sfruttamento lavorativo ed allo sfruttamento della prostituzione. Il procedimento si inserisce nell’ambito di una vicenda più articolata, nell’ambito della quale sono imputati, ex art. 603 bis c.p., anche i titolari di alcune imprese agricole locali. Le posizioni degli imputati per tratta finalizzata allo sfruttamento lavorativo e allo sfruttamento prostituzione sono state definite, all’esito di un giudizio abbreviato, con sentenza di condanna del 20 dicembre 2019. Limitatamente alla parte della vicenda qualificata come tratta di esseri umani, i condannati reclutavano le vittime direttamente in Romania, scegliendole tra soggetti particolarmente vulnerabili e prospettando loro la possibilità di lavorare in agricoltura, in Italia, per un monte ore ed un compenso diverso da quello pattuito. Una volta giunte in Italia, le vittime venivano impiegate, in condizioni di sfruttamento, nel lavoro nei campi, ogni giorno, dalle sei del mattino fino a tardo pomeriggio, per 2,50 euro al giorno (che spesso non venivano corrisposti) con una pausa di mezz’ora, sottoposte ad un controllo continuo e a minacce e violenze. Molto spesso non venivano pagate. Vivevano, inoltre in alloggi fatiscenti ed isolati, dai quali non si potevano allontanare. Le donne, molto spesso, erano costrette a prostituirsi. Il procedimento ha preso avvio dalla denuncia di una vittima. (Dicembre 2019) https://www.ragusah24.it/2019/12/28/acate-condannati-caporali-che-riducevano-i-lavoratori-in-schiavi/);
- Procedimento nei confronti di due fratelli, soci di un’azienda agricola, ex art. 603 bis, 629 e 610 cp. Gli indagati avrebbero impiegato 8 dipendenti, di diverse nazionalità (italiani, rumeni, marocchini), di cui 2 senza contratto, per circa 3 euro l’ora a fronte di turni di lavoro estenuanti (8-9 ore consecutive) sette giorni su sette, senza rispettare la normativa in materia di sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro, dietro minaccia di licenziamento a fronte di richieste di un aumento retributivo. Il procedimento prende avvio dalla denuncia di due cittadini rumeni che, oltre a lavorare per i due fratelli, erano costretti a vigilare 24 h su 24 sull’azienda, vivendo in un fabbricato sito sui medesimi terreni. Nei confronti di entrambi è stata avanzata richiesta di applicazione della misura cautelare personale della custodia in carcere. (Dicembre 2019) (https://www.gazzettinonline.it/2019/12/18/catania-due-arresti-per-sfruttamento-del-lavoro-dipendenti-schiavizzati_140405.html e segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico dei due gestori di un’officina abusiva, che avrebbero impiegato due minori di età di 11 e 17 anni nella loro attività. Nell’officina sono anche stati identificati 5 lavoratori catanesi privi di contratto di lavoro. (Gennaio 2020) (https://www.spazionotizia.it/2020/01/10/catania-sfruttamento-lavoro-minorile/);
- Nell’agosto 2020, all’esito di alcuni controlli condotti presso un cantiere edile sullo stradale San Giorgio, sono stati accertati il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale da parte di ben 10 lavoratori, nonché l’impiego di un minore, figlio del titolare di una delle imprese, al quale è stato contestato il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo. (Agosto 2020) (https://www.cataniatoday.it/cronaca/denuncia-minorenne-lavoro-cantiere-catania-5-agosto-2020.html);
- Controlli dei carabinieri in due cooperative agricole, una di Palagonia, sanzionata per il mancato rispetto del protocollo aziendale condiviso anticovid-19; nonché per la presenza di 1 lavoratore in nero su 7 presenti; mentre l’altra, di Ramacca, sempre sanzionata per il mancato rispetto del protocollo aziendale condiviso anticovid-19; impiegava 2 lavoratori in nero su 7 presenti. Non è chiaro se a seguito degli accertamenti amministrativi sia stato adito anche a dei procedimenti penali. (Dicembre 2020) (https://www.libertasicilia.it/catania-caltagirone-e-grammichele-lotta-al-lavoro-nero-e-al-caporalato-sanzionate-altre-due-cooperative/);
- Procedimento a carico del titolare di un autolavaggio di Borgo Ognina che avrebbe impiegato, in condizioni di sfruttamento, alcuni stranieri. Le vittime, alcune prive di regolare contratto, erano costrette a lavorare 10 ore al giorno, per circa 2,50 euro l’ora, in un ambiente non conforme alle prescrizioni in materia di tutela e sicurezza sul luogo di lavoro. Alcuni di loro alloggiavano presso locali dello stesso autolavaggio. (Giugno 2021) (https://sicilianews24.it/sfruttamento-di-lavoro-minorile-e-di-extracomunitari-in-autolavaggio-a-catania-667969.html);
- Procedimento a carico di un imprenditore, titolare di un autolavaggio sulla circonvallazione di Catania, sfruttamento del lavoro nero. I suoi lavoratori, rigorosamente in nero, venivano pagati 3 euro l’ora. Tutti erano stranieri e senza un contratto di lavoro, impiegati in turni di ben 10 ore ricevendo 3 euro l’ora come compenso. È stato emesso per questo anche un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. (Giugno 2022) (https://www.ecodisicilia.com/2022/06/21/catania-dava-lavoro-nero-per-3-euro-lora-denunciato-il-titolare-di-un-autolavaggio/);
- Procedimento a carico di un imprenditore agricolo italiano ritenuto responsabile di sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p.) ed estorsione (art. 629 c.p.) in danno dei propri dipendenti. L’indagine è scaturita dalla denuncia dei quattro cittadini marocchini dipendenti dall’imprenditore, sostenuti dall’Organizzazione O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) – Progetto DI.AGR.AMMI SUD, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I lavoratori, quattro dipendenti stranieri di nazionalità marocchina, erano impiegati in turni di lavoro estenuanti, senza il riconoscimento di ferie, riposi settimanali a fronte di una retribuzione irrisoria (circa 150-200 euro). (Luglio 2022) (https://www.libertasicilia.it/catania-sfruttamento-del-lavoro-ed-estorsione-in-danno-dei-propri-dipendenti-sospesa-azienda-agricola/). Nel 2024 l’imprenditore è stato condannato alla pena di quattro anni e nove mesi di reclusione e giorni 10 e al pagamento della multa di 1.400 euro (segnalazione della Procura);
- Procedimento per 603-bis cp, oltre che per lesioni e minaccia, a carico del titolare di un supermercato sito in Pedara, nei confronti di un dipendente, italiano, addetto alla macelleria. Al dipendente, assunto con regolare contratto di 40 ore settimanali, non veniva corrisposto quanto gli spettava, tra cui la tredicesima, gli straordinari, oltre al mancato riconoscimento di ferie e permessi e del TFR. Nei confronti dell’uomo è stato disposto il rinvio a giudizio (2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un caporale, di origini straniere, e di un imprenditore agricolo di Belpasso, italiano, per il reato di cui all’art. 603-bis cp per aver reclutato e impiegato in condizioni di sfruttamento quattro braccianti stranieri, di nazionalità marocchina. I braccianti erano impiegati in turni di lavoro estenuanti a fronte della corresponsione di una paga irrisoria (35 euro di cui 5 trattenuti dal caporale). L'indagine è scaturita dalla denuncia di un cittadino marocchino dipendente dall'imprenditore, sostenuto dall'O.I.M. grazie al Progetto DI.AGR.AMMI SUD, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nei confronti di entrambi gli indagati è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari. (Marzo 2023) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2023/03/sfruttamento-del-lavoro-due-arresti-11df3d7f-137c-4cdb-86d1-ac7a7b736784.html);
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico di un intermediario di nazionalità rumena, per aver reclutato al fine di impiegare presso alcune aziende agricole della zona (Biancavilla, Paternò, Motta Sant’Anastasia e lughi vicini) alcuni connazionali nella raccolta degli agrumi. I braccianti, di nazionalità rumena, venivano impiegati senza regolare contratto e impiegati sei giorni su sette, per 7 ore consecutive, a fronte del pagamento a cottimo di 0,90 cent per cassa di arancia raccolte. Inoltre, il caporale sorvegliava con metodi violenti i lavoratori (minacciandoli di morte) e aveva il possesso delle loro postepay, metodo di accredito delle somme guadagnate dagli stessi, dalle quali sottraeva in autonomia il proprio compenso. Nei confronti dell’indagato è stato chiesto il rinvio a giudizio (2023) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per 603-bis cp ed estorsione (629 cp) a carico del titolare di una residenza per anziani, nei confronti di una dipendente, italiana, assunta con regolare contratto per mansioni di pulizia ma impiegata di fatto nell’attività di cura e assistenza degli ospiti della struttura. La donna era impiegata tutti i giorni della settimana, senza riposo settimanale né ferie, anche in turni notturni, a fronte di una paga difforme dai CCNL del settore. L’estorsione è stata contestata, invece, con riferimento alla condotta del titolare della reiterata minaccia di licenziamento avanzata nei confronti della dipendente, costretta a restituire fuori busta una cospicua parte dello stipendio corrispostale in busta paga. Nei confronti dell’uomo è stato chiesto il rinvio a giudizio (2023) (segnalazione della Procura);
- Denunciati due titolari di due società cooperative agricole a Biancavilla, che si occupano della coltivazione, raccolta e vendita di prodotti agrumicoli. I lavoratori, impiegati sia con che senza regolare contratto, in quanto sia stranieri regolari che irregolari sul territorio, non solo non avevano ricevuto un’adeguata formazione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro ma non erano stati nemmeno sottoposti alla sorveglianza sanitaria obbligatoria. Uno dei due imprenditori, un sessantenne italiano, è stato sanzionato amministrativamente per 7.000 euro; mentre l’altro, anch’egli italiano, di 47 anni, è stato sanzionato per 13.500 euro per l’impiego di più della metà dei dipendenti in nero e con la sospensione dell’attività produttiva fino alla regolarizzazione delle posizioni irregolari. Nei confronti di uno dei due imprenditori la Procura ha chiesto il giudizio immediato per i reati di cui agli artt. 603-bis e art. 22, co. 12 TUI (Febbraio 2024) (https://livesicilia.it/caporalato-biancavilla-denunciati-due-imprenditori/ e segnalazione della Procura);
- I carabinieri hanno controllato due aziende agricole di Paternò, attive nella coltivazione di agrumi, e 3 imprenditori sono stati denunciati per 603-bis cp e sei per violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le aziende si occupavano della vendita di agrumi, dove erano impiegati lavoratori stranieri, di cui uno irregolare sul territorio, sottopagati e sfruttati. Devono rispondere, a vario titolo, di violazioni connesse agli obblighi del datore di lavoro e del dirigente, alla formazione dei lavoratori, per aver impiegato lavoratori in nero e per sfruttamento del lavoro. Nei confronti di due imprenditori sono state eseguite anche misure cautelari custodiali. (Ottobre 2024) (https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/10/15/caporalato-e-lavoro-nero-4-denunce-nel-catanese_e822f149-0ff6-42aa-90d9-ad3698e75a9f.html);
- Procedimento per 603-bis cp a carico di due imprenditori italiani, in qualità di amministratore unico e legale rappresentante di una società operante nell’ambito della cura del corpo, sita in San Gregorio di Catania, ai danni di una dipendente, italiana. La donna era impiegata senza contratto (“a nero”) e a fronte di 26 ore settimanali veniva pagata 430 euro per due mesi di lavoro. Inoltre, la stessa veniva indotta ad acquistare costosi beni dell’azienda (materassi e sistemi di depurazione), con la promessa di futuri riconoscimenti lavorativi poi inattesi, costringendola ad indebitarsi nei confronti della medesima azienda, che compensava con la propria retribuzione. Nei confronti dei due indagati è stato chiesto il rinvio a giudizio (2024) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per 603-bis cp e art. 22 co. 12 TUI a carico di una imprenditrice, titolare di un’azienda esercente attività di gestione di parcheggi e autorimesse, ai danni di un dipendente, di nazionalità senegalese. Il lavoratore, irregolare sul territorio, veniva impiegato senza contratto tutti i giorni dalle 7 alle 13 e dalle 15 alle 20 a fronte di una retribuzione di 30 euro al giorno. Nei confronti della donna è stato chiesto il rinvio al giudizio (2024) (segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico di un imprenditore agricolo, esercente attività di allevamento di ovini e di caprini, accusato di aver impiegato in condizioni di sfruttamento due suoi dipendenti, italiani. I lavoratori erano retribuiti al mese dai 200 ai 300 euro a fronte di un orario settimanale di 119 ore (dalle 4,30 del mattino alle 21,30 della sera, dal lunedì alla domenica, senza alcun riposo settimanale), in condizioni igienico-sanitarie precarie e degradanti. Nei confronti dell’uomo è stato disposto il rinvio a giudizio (2024) (segnalazione della Procura);
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| ENNA |
SI |
- Procedimento per 603-bis cp a carico di un uomo, gestore delle mense per la refezione scolastica presso il Comune di Nicosia, ai danni di 10 dipendenti. La sua ditta individuale era risultata aggiudicataria dell’appalto pubblico per la fornitura di refezione scolastica per gli anni 2016 e 2017. Nel 2023, il Gip del Tribunale di Enna, il dott. Michele Martino Ravelli, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato a un anno di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 9.000 euro, e ha accolto la richiesta di risarcimento delle dieci dipendenti costituitesi parti civili nel procedimento. (Marzo 2017) (https://www.vivienna.it/2023/03/20/tribunale-enna-condanna-per-caporalato-gestore-mense-refezione-scolastica-al-comune-di-nicosia-nel-2016-2017/);
- Procedimento a carico dei due titolari di un’azienda di Pietraperzia, che avrebbero impiegato un cittadino rumeno in condizioni di sfruttamento, offrendogli come sistemazione un fabbricato sito nei locali dell’azienda stessa ed in pessime condizioni igieniche. (Novembre 2018) (https://www.ilmetropolitano.it/2018/11/11/enna-caporalato-2-denunce-in-un-allevamento-siciliano/);
- Dopo che, al pronto soccorso di Enna, era giunto un cittadino straniero, ormai morto durante operazioni di raccolta di mandorle, accompagnato da un suo amico, le forze dell’ordine hanno avviato alcune ricerche dalle quali è emerso che la vittima aveva prestato la sua attività in condizioni di sfruttamento, lavorando per 9 ore al giorno, per 5 euro l’ora, senza regolare contratto e senza alcun dispositivo di protezione individuale. L’impiego era stato trovato tramite l’intermediazione di un caporale. Si procede anche nei confronti del datore di lavoro. (Ottobre 2020) (https://www.ilfattonisseno.it/2020/10/caporalato-nellennese-una-morte-sospetta-ha-scoperchiato-la-vicenda-di-sfruttamento-del-lavoro-2/);
- Procedimento a carico del titolare di una azienda agricola di Centuripe attiva nella raccolta e lavorazione di ortaggi che avrebbe impiegato, in condizioni di sfruttamento, un cittadino straniero alloggiato presso la medesima ditta. (Giugno 2021) (https://www.telenicosia.it/a-centuripe-denunciato-dai-carabinieri-un-imprenditore-per-sfruttamento-lavorativo-durante-il-controllo-rinvenuta-una-piantagione-di-marijuana/);
- A seguito di controlli effettuati dalla Guardia di Finanza su 24 imprese della Provincia, 16 aziende sono state sanzionate per l’impiego di lavoratori senza contratto (complessivamente 26 lavoratori), oggetto di recupero delle contribuzioni previdenziali ed assicurative evase, e la conseguente regolarizzazione del rapporto di lavoro a favore dei dipendenti. Non è chiaro se sia stato aperto sulla base di tali accertamenti un procedimento penale. (Maggio 2022) (https://www.nuovosud.it/articoli/163135-cronaca-enna/sfruttamento-della-manodopera-scoperti-enna-26-lavoratori-nero);
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| GELA |
SI |
- Procedimento a carico di quattro persone per i reati di associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture e caporalato. L’attività di indagine scaturisce da un’azione di contrasto alla commissione delle frodi nella gestione di centri per Richiedenti Asilo. (Dicembre 2018) (https://www.radiocl1.it/frode-nelle-pubbliche-forniture-e-caporalato-a-gela-sgominata-associazione-a-delinquere-quattro-arresti/);
- Procedimento a carico di due imprenditori di Niscemi per 603-bis cp, aperto a seguito di un accesso ispettivo da parte dell’ITL del territorio. In una delle 5 aziende agricole facenti parte di un consorzio, vi erano impiegati decine di braccianti nella raccolta degli ortaggi, in condizioni di sfruttamento (percepivano una paga di circa 5 euro l’ora, senza giorni di ferie o aspettativa per malattia, in pratica erano privi della maggior parte dei diritti dei lavoratori previsti dai contratti collettivi, salvo il riposo settimanale) (Gennaio 2022) (https://www.lasicilia.it/cronaca/news/operazione-anti-caporalato-due-imprenditori-di-niscemi-denunciati-per-sfruttamento-braccianti-1438716/);
- Procedimento per il reato ex art. 603-bis cp a carico del titolare di un’azienda agricola del territorio, accusato di aver impiegato in condizioni di sfruttamento 21 braccianti, sia italiani sia stranieri, nella raccolta di frutta e ortaggi all’interno delle serre e nei campi di sua proprietà. Nei confronti dell’uomo è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari ed è stato disposto il controllo giudiziario dell’azienda. (Febbraio 2023) (https://ilsicilia.it/caporalato-a-gela-cl-ventuno-braccianti-sfruttati-un-arresto/);
- Procedimento per 603-bis cp a carico di un imprenditore di Belpasso e di un caporale straniero, di origini marocchine, per il reclutamento e l’impiego di manodopera da impiegare in condizioni di sfruttamento nella raccolta di agrumi. L’indagine ha preso avvio dalla denuncia di uno dei lavoratori stranieri sfruttati, che ha denunciato di percepire 35 euro al giorno, di cui 5 corrisposti al caporale, per orari di lavoro estenuanti, agli operatori del progetto D.I.A.G.R.A.M.M.I. Sud, in collaborazione con la FLAI CGIL (Marzo 2023) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2023/03/watchfolder-tgr-sicilia-03041-mastromarino-operazione-caporalatomxf-071c5fed-5ca2-4d27-9885-c0d21e97021c.html);
- Procedimento per 603-bis cp a carico di un imprenditore agricolo di Gela, coordinata dalla Guardia di Finanza, sottoposto a misura cautelare degli arresti domiciliari, per aver impiegato in condizioni di sfruttamento nelle serre braccianti italiani e stranieri (Marzo 2023) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2023/03/watchfolder-tgr-sicilia-03041-mastromarino-operazione-caporalatomxf-071c5fed-5ca2-4d27-9885-c0d21e97021c.html);
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| MARSALA |
SI |
- Indagati due imprenditori di Campobello di Mazara per aver impiegato 15 braccianti stranieri, regolarmente assunti, in condizioni di sfruttamento; i lavoratori, formalmente assunti in maniera regolare, venivano pagati 4 euro “a cassetta”, per molte ore al giorno. Vista la retribuzione a cottimo, i lavoratori saltavano la pausa pranzo per riuscire a riempire quante più cassette possibili. (Dicembre 2017) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/04/news/caporalato_per_la_raccolta_di_olive_nel_trapanese_controlli_in_tredici_aziende-182986414/);
- A Castelvetrano un imprenditore ha costituito una società ad hoc con la quale ha reclutato 40 lavoratori agricoli, in larga parte stranieri, per poi sub-affittarli ad aziende terze, con la finalità di guadagnare un euro su ogni chilo di olive raccolte. (Dicembre 2017) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/04/news/caporalato_per_la_raccolta_di_olive_nel_trapanese_controlli_in_tredici_aziende-182986414/);
- Procedimento a carico di due agricoltori di Marsala che impiegavano, in condizioni di sfruttamento, numerosi lavoratori stranieri, impiegati per 3 euro l’ora, per 12 ore, dalle 5 del mattino e nutriti con pane duro a pranzo e a cena. I lavoratori venivano impiegati nella vendemmia e nella raccolta di olive, frutta e verdura non solo nei terreni degli indagati, ma anche per le aziende di altri agricoltori della zona. Dalle indagini è anche emerso che gli indagati si facevano chiamare “padrone” e che si rivolgevano alle vittime con i nomi della settimana. Alcuni di loro venivano reclutati nei CAS. (Giugno 2018) (https://www.huffingtonpost.it/2018/06/14/caporalato-a-marsala-due-agricoltori-sfruttavano-immigrati-per-12-ore-al-giorno_a_23458684/);
- Procedimento nei confronti di 3 italiani ed un rumeno, indagati per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento di numerosi braccianti, anch’essi rumeni, impiegati nei campi per 3 euro all'ora, per 11/12 ore, dal lunedì al sabato, con mezz'ora per la pausa pranzo. L'attività, secondo le indagini, andava avanti da un decennio e l’attività di intermediazione veniva svolta da una cooperativa, “La Colombaia”, che aveva contatti con importanti aziende agricole locali. Quasi tutti i lavoratori erano privi di contratto, venivano continuamente sottoposti a violenze a sfondo razziale e a minacce, anche mediante uso delle armi, ed erano costretti a lavorare con sostanze tossiche, in assenza di adeguati dispositivi di protezione. (Maggio 2019) (https://livesicilia.it/2019/05/14/caporalato-nel-trapanese-indagati-tre-italiani-e-un-romeno_1058422/). Tre cittadini italiani imputati hanno patteggiato la pena, mentre gli altri sono stati rinviati a giudizio e l’azienda è stata confiscata (https://www.tp24.it/2020/05/27/cronaca/marsala-ndash-indagine-gdf-su-caporalato-e-sfruttamento-tre-patteggiamenti-e-due-a-processo-nbsp/149997). Il procedimento si è concluso con la richiesta e l’accoglimento dell’applicazione della pena (patteggiamento). (Novembre 2023, https://www.tp24.it/2023/11/19/giudiziaria/marsala-la-coop-e-il-caporalato-abbiamo-lavorato-anche-per-albano/197158);
- A seguito di alcuni controlli svolti dai Carabinieri del NIL di Trapani, assieme ai Carabinieri di Marsala e Mazara del Vallo, per il contrasto del lavoro nero su alcune attività di ristorazione nelle località balneari della provincia, sono state riscontrate 19 posizioni lavorative irregolari, di cui 5 stranieri senza permesso di soggiorno. Sono state comminate sanzioni amministrative pari a 55 mila euro e i relativi provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale. Non è chiaro se, a seguito di approfondimento delle indagini, sia stato contestato il reato di sfruttamento del lavoro. (Luglio 2023) (https://www.alqamah.it/2023/07/25/lavoro-nero-sanzionati-diversi-ristoratori-tra-marsala-e-mazara-del-vallo-il-plauso-dei-sindacati-basta-sfruttamento-dei-lavoratori/);
- Procedimento a carico di un datore di lavoro di Marsala accusato per 603 bis n. 2 e co. 4, estorsione (art. 629 cp), art. 22 co 12 e 12 bis lett. a) e c) del d.lgs. 286/1998, artt. 36 e 37 d.l. 81/2008 e 18 co. 1 lett. g) del medesimo decreto. Il datore di lavoro corrispondeva ai lavoratori una paga 25-35 euro giornalieri, talvolta chiedendo ai lavoratori di restituirgli la differenza rispetto alla parte contrattualizzata. Il datore di lavoro è stato imputato anche per estorsione in quanto aveva commesso minaccia larvata di licenziamento o di non stipulare alcun contratto. Si trattava di 13 lavoratori extracomunitari di cui 11 senza permesso di soggiorno o con permesso revocato o scaduto (2023) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento per 603-bis, n. 2) e co. 4, co. 3 n. 1) cp a carico del datore di lavoro che sfruttava manodopera, legato alla necessità di far fronte alle esigenze delle famiglie di origine. Oltre alla sistematica omissione delle prescrizioni previste dal d.lgs. 81/2008, corrispondeva una retribuzione non superiore a 150 euro per due mesi di lavoro per 10 ore giornaliere senza riposi. I lavoratori erano sottoposti a sorveglianza e a condizione alloggiative degradanti. In particolare, venivano giornalmente rimproverati. Nel procedimento è stata contestata anche l’aggravante della discriminazione razziale prevista all’art. 604 ter c.p. La Procura ha inoltre contestato il reato di estorsione aggravata dall’art. 604 ter c.p. e le lesioni ex art. 590. Inoltre, venivano contestate anche violazioni relative al d.lgs. 81/2008 (2023) (segnalato dalla Procura);
- Il corpo senza vita di un giovane 27enne tunisino è stato rinvenuto in un canalone dell’autostrada Plaermo-Mazara del Vallo, a seguito di un incidente strada. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, sull’auto ci sarebbero stati altri tre tunisini e alla guida un imprenditore agricolo di Alcamo che stavano probabilmente rientrando dai campi dopo una giornata di lavoro: dopo l'impatto, i lavoratori si sarebbero dati ad una fuga precipitosa per non essere individuati e il giovane potrebbe essere precipitato nel canalone. Proseguono le indagini. (Dicembre 2023) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2023/12/giallo-sulla-morte-di-un-giovane-in-autostrada-3f5fd6dd-d175-477b-8bf8-1ce4dbf57af0.html);
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| MESSINA |
NO |
- A seguito di alcuni controlli effettuati dal NIL di Messina, è stato avviato un procedimento nei confronti di due commercianti di origine cinese, titolari di un’attività commerciale nel centro di Messina, ai danni di 8 lavoratori, tra cui anche un minorenne, impiegati in condizioni di sfruttamento. A febbraio 2024 i due imprenditori sono stati assolti (2019) (https://www.tempostretto.it/news/caporalato-a-messina-commercianti-cinesi-scagionati.html);
- In una struttura di assistenza per persone anziane sono stati individuati 36 lavoratori impiegati in condizioni di sfruttamento lavorativo, molti dei quali privi di un regolare contratto di lavoro. Il titolare imponeva condizioni di lavoro particolarmente onerose, vietando qualsiasi forma di ristoro o riposo durante l’orario di lavoro e imponendo loro un turno notturno di 12 ore, per 45 ore settimanali circa, a fronte di un compenso di circa 700 euro al mese, pari alla metà di quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Non è chiaro se si proceda anche per sfruttamento lavorativo o se siano state solo contestate sanzioni amministrative. (Novembre 2020) (https://www.ilfattonisseno.it/2020/11/sicilia-sfruttamento-rsa-di-taormina-36-lavoratori-in-nero-sanzione-da-130mila-euro/)
- Il NIL di Messina, in sinergia con l’Arma dei carabinieri, avrebbe condotto alcuni controlli volti alla prevenzione e repressione dello sfruttamento lavorativo. In una delle 5 aziende ispezionate sarebbero stati individuati 6 lavoratori (di cui 4 italiani ed un minore) impiegati senza regolare contratto; in una diversa impresa, invece, sarebbero state riscontrate numerose violazioni in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. Non è chiaro se si proceda anche per sfruttamento lavorativo. (Gennaio 2020) (https://www.tempostretto.it/news/messina-lavoratori-tutti-in-nero-in-un-negozio-cinese-denunciati-i-titolari-multa-da-157mila-euro.html);
- Procedimento per 603-bis cp, trasmesso per competenza dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (2020) (segnalazione della Procura BPG);
- Si procede per il reato di associazione a delinquere ai fini di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (603-bis cp) e di estorsione (629 cp) nei confronti di 7 persone, imprenditori e consulenti del lavoro operanti in alcune RSA del territorio. Nei confronti di tutti gli indagati sono state emesse misure cautelari personali, di cui cinque arresti domiciliari e 2 obblighi di presentazione alla P.G. (Ottobre 2022) (https://messina.gazzettadelsud.it/foto/cronaca/2022/10/12/gdf-messina-caporalato-ed-estorsione-nelle-rsa-arrestati-5-imprenditori-d724958e-de51-4f9e-b7ba-e3371945c4e7/);
- A seguito di alcuni controlli disposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina, d’intesa con l’ITL e il NIL di Messina, finalizzati al contrato del lavoro nero, è stato sottoposto a verifica un cantiere edile allestito in località Giampilieri, all’esito della quale sono emerse una serie di irregolarità, tra cui anche l’impiego di un lavoratore in nero, per cui il responsabile del cantiere è stato denunciato per una serie di violazioni della sicurezza sul posto di lavoro e gli sono state irrogate ammende per oltre 25.000 euro con la contestuale sospensione dell’attività imprenditoriale. Non è chiaro se nei confronti dell’uomo sia stato contestato anche l’art. 603-bis cp. (Giugno 2023) (https://normanno.com/cronaca/lavoratore-in-nero-in-un-cantiere-a-messina-attivita-sospesa-e-titolare-denunciato/);
- La Guardia di Finanza di Messina e la locale Direzione Provinciale dell’INPS, in attuazione del protocollo d’intesa firmato a livello regionale nel 2021, hanno intensificato le attività di contrasto ai fenomeni di sommerso di lavoro con l’operazione “Estate in regola” rispetto ai settori commerciali della ristorazione, ai lidi balneari, alle attività di vendita al dettaglio. Da maggio a ottobre, le principali violazioni riscontrate si riassumono nell’impiego di manodopera senza contratto, per un totale di 209 posizioni lavorative non dichiarate e 88 datori di lavoro sanzionati. In particolare, in un lido del litorale nord messinese, sono stati scoperti ben 15 lavoratori completamente in nero, di cui uno percettore del reddito di cittadinanza. (Ottobre 2023) (https://qds.it/operazione-estate-in-regola-lavoro-nero-bilancio-2023-messina/);
- La FIOM-CGIL denuncia il dilagante sfruttamento lavorativo nel settore della cantieristica navale nel messinese. Secondo la sigla sindacale, i lavoratori del settore si confrontano quotidianamente con lo sfruttamento a causa sia del dumping contrattuale sia della pratica dell’appalto “selvaggio”. (Novembre 2023) (https://www.messinatoday.it/economia/cantieristica-navale-assemblea-fiom-cgil.html);
- Procedimento ex artt. 601, 603-bis e 590 cp, trasmesso per competenza alla DDA di Messina dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (2024) (segnalazione Procura BPG);
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| PALERMO |
NO |
- Ipotizzato il delitto di intermediazione illecita a carico dei gestori del giro di parcheggiatori abusivi che operano a Palermo e che sono, in larga parte, cittadini stranieri, costretti a consegnare gran parte del ricavato ai loro caporali, per trattenere circa 10 euro al giorno. (Settembre 2017) (https://www.ilsitodisicilia.it/parcheggiatori-abusivi-a-palermo-i-carabinieri-indagano-sul-giro-di-oltre-400-extracomunitari-gestiti-da-caporali/);
- Indagati 8 imprenditori siciliani ed i gestori di una cooperativa di Borgetto che avrebbero ricevuto in affidamento alcuni minori, poi impiegati in condizioni di sfruttamento in attività agricole e nella ristorazione. (Luglio 2018) (https://livesicilia.it/2018/07/30/imprenditori-borgettto-e-partinico-indagati-sfruttamento-migranti_984186/);
- Operazione “Ponos”: Condannati con rito abbreviato, nel 2020, sei dei nove imputati in un procedimento per associazione per delinquere e intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli altri 3 indagati hanno scelto di procedere con rito ordinario. Secondo la ricostruzione della DDA di Palermo, i lavoratori, quasi tutti ucraini e moldavi, arrivavano in autobus ad Agrigento, Campobello, Licata, Naro, Canicattì, con permessi turistici, passando attraverso la Polonia. Pagavano circa 100 euro di affitto per alloggi messi a disposizione dell’organizzazione; e lavoravano nei campi fino a 13 ore nei mesi estivi, per una paga oraria di circa 3 euro l’ora (dott.ssa Ilaria de Somma). (Ottobre 2020) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/10/02/news/agrigento_braccianti_dell_est_ridotti_in_schiavitu_sei_condanne_per_caporalato-269258882/);
- A Capaci sono stati denunciati i due titolari di una azienda agricola, ritenuti responsabili di intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo di due cittadini di nazionalità indiana. (Ottobre 2020) (https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-nero-e-caporalato-maxi-operazione-carabinieri-166-aziende-ispezionate-ADfBOwt);
- Arrestate cinque persone a Palermo per associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo, nonché truffa ed estorsione, con l’aggravante di aver commesso il fatto ai danni dello Stato e con l’abuso di relazioni di prestazioni d’opera. Gli investigatori hanno scoperto come alcune società operanti nel settore dei servizi di pulizia, riconducibili al consorzio Diadema, utilizzassero lavoratrici straniere richiedenti asilo, attraverso la stipula di contratti fittizi di lavoro part-time o con l’assunzione “in nero”, individuate all’interno dei centri di accoglienza, per svolgere mansioni di governanti ed addette alle pulizie in alcuni esercizi ricettivi di Palermo e di Castelvetrano, con turni che superavano regolarmente le 10/12 ore consecutive, per una paga, quando retribuita, di 400 euro mensili, sotto minaccia di licenziamento, di far perdere loro l’ospitalità nella struttura di accoglienza e l’ottenimento dello status di rifugiato, in caso di denuncia. (Luglio 2022) (https://www.poliziadistato.it/articolo/3862d91329c3299021676433);
- Rinviato a giudizio uno dei titolari del bar del Tribunale di Palermo, gestito con la società Solemar srl per sfruttamento del lavoro ex art. 603-bis cp nei confronti dei suoi dipendenti. (Settembre 2022) (https://www.blogsicilia.it/palermo/caporalato-bar-torregrossa-processo/776865/);
- Due coniugi di nazionalità cinese, soci di un’azienda di pelletteria sita nel quartiere di Sant’Erasmo, sono indagati per il reato di cui all’art. 603-bis cp. Le indagini della Polizia hanno accertato una situazione di sfruttamento perpetrata nei confronti dei loro dipendenti, stranieri di nazionalità nigeriana, costretti a lavorare sei giorni alla settimana, dalle ore 08.00 alle ore 19.00, senza pausa, con una remunerazione di circa 300 euro al mese, sotto la costante minaccia di perdere l’occupazione, nonché sotto il controllo di una videocamera, installata senza autorizzazione, obbligando i dipendenti a segnare su un registro il numero di valigie realizzate quotidianamente e, in caso di difformità fra il numero di valigie registrate e quelle effettivamente realizzate, veniva imposta una sanzione pecuniaria. Inoltre, i lavoratori maneggiavano macchinari senza possedere una formazione adeguata, con il rischio in caso di malfunzionamento o rottura della macchina di vedersi addebitati i costi di riparazione nella propria busta paga. I due indagati sono stati interdetti dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per 12 mesi e, contestualmente, nei confronti della società è stato eseguito il sequestro preventivo della somma di 51.530,82 euro. (Dicembre 2022) (https://questure.poliziadistato.it/it/Palermo/articolo/1821639da708304a9279478460);
- A seguito della denuncia del figlio di una donna assistita presso la casa di cura Villa Valenti, morta in ospedale dopo 6 mesi di ricovero, la Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un blitz nella RSA e ha deferito all’autorità giudiziaria due persone con l’accusa di sfruttamento del lavoro ex art. 603-bis cp e di abbandono di incapace. Le dipendenti della struttura, a conduzione familiare, erano impiegate in nero in turni di lavoro eccessivi, a fronte di una paga variabile da 350 a 700 euro al mese. (circa 3 euro l’ora). Il Gip, dott. Lorenzo Chiaramonte, ha disposto l’interdittiva del divieto di esercitare attività d’impresa e rivestire uffici direttivi per la durata di un anno. La società che gestisce la comunità è stata sottoposta a commissariamento giudiziale con la contestuale nomina di un amministratore al fine di garantire la prosecuzione delle attività assistenziali. (Ottobre 2023) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2023/10/abbandono-comunita-anziani-0c87e9f1-567c-4c8b-ad98-fad8fff17ec6.html);
- Controlli dell’ispettorato del lavoro in sinergia con i carabinieri su 4 imprese del settore agricolo tutte risultate irregolari. Le violazioni più significative hanno riguardato la mancata formazione dei lavoratori, l’assenza di sorveglianza sanitaria, così come la mancata nomina del responsabile della sicurezza. In sede di ispezione è stata accertata anche la presenza di 14 lavoratori irregolari o in nero su un totale di 16 controllati, di cui anche 4 minori extracomunitari senza ancora il permesso di soggiorno. Sono state elevate sanzioni amministrative per quasi 100.000 euro. Inoltre, sono state sospese le attività imprenditoriali. Non è chiaro se a seguito degli accertamenti amministrativi siano seguite conseguenze anche sul versante penale per sfruttamento lavorativo. (Luglio 2024) (https://www.carabinieri.it/in-vostro-aiuto/informazioni/comunicati-stampa/caporalato-e-lavoro-in-nero-controlli-a-tutto-campo-dei-carabinieri);
- Controlli dell’Ispettorato del lavoro in uno stabilimento balneare di Altavilla Milicia a seguito dei quali è stata riscontrata la presenza di un lavoratore a nero e la violazione di normativa in materia di sicurezza. Non è chiaro se a seguito degli accertamenti amministrativi siano seguite conseguenze anche sul versante penale per sfruttamento lavorativo (Agosto 2024) (https://www.fenailp.it/it/ultime-news/in-sicilia-sono-proseguiti-anche-nel-ponte-di-ferragosto-i-controlli-dell-ispettorato-del-lavoro-contro-il-lavoro-nero-e-lo-sfruttamento-dei-lavoratori-10187);
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| PATTI |
NO |
- Procedimento a carico di un uomo italiano accusato del reato di cui all’art. 603-bis cp, per aver impiegato un lavoratore straniero, senza permesso di soggiorno e quindi senza contratto, in condizioni di sfruttamento, esponendolo a seri pericoli per la sua salute. Il lavoratore sarebbe stato costretto a svolgere lavori con smerigliatrici, flex, trivelle, senza alcun dispositivo di protezione e ad alloggiare in un container messo a disposizione dallo stesso datore. L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato. Nei confronti dell’uomo è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere, poi sostituita con la misura meno afflittiva del divieto di dimora a Praiano. (Febbraio 2022) (https://www.glpress.it/brolo-lo-sfruttamento-di-un-extracomunitario-arresto-convalidato-ed-obbligo-di-dimora-per-limprenditore-indagato/);
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| RAGUSA |
SI |
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico di due imprenditori agricoli di nazionalità italiana (padre e figlio) che avrebbero sfruttato, nelle loro terre, 26 migranti, sia uomini che donne, di cui 19 erano richiedenti asilo. Le vittime, formalmente titolari di contratto, erano costrette a lavorare per 8 ore al giorno, per una paga di 25 euro, senza godere di riposo o ferie. Alcuni di loro vivevano in case abusive site all’interno dell’azienda, in condizione disumane; gli altri venivano invece prelevati presso singoli punti di raccolta dai medesimi indagati. Il procedimento si è chiuso con una sentenza di condanna, pronunciata all’esito di giudizio abbreviato. (Giugno 2017) (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/caporalato-ragusa-sfruttamento e segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due imprenditori agricoli (marito e moglie), titolari di una azienda sita nell’Agro di Ispica, per il reato ex art. 603-bis cp ai danni di alcuni lavoratori di nazionalità rumena, impiegati nella raccolta stagionale dei fagiolini. Ai lavoratori era stato promesso un contratto stagionale, ma in realtà i due corrispondevano il salario a nero, ogni fine settimana, di 5 euro l’ora, per un massimo di 8 ore, e alloggiavano presso alcuni container (un cassone frigo di camion), messi a disposizione degli stessi datori, in cui veniva inserito un letto matrimoniale, con un unico bagno in comune. Il Gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare, non ravvisando gli estremi del reato ex art. 603-bis cp. (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un imprenditore agricolo, titolare di un’azienda agricola sita in Santa Croce Camerina attiva nella produzione di ortaggi in serra e fiori, indagato per il reato di cui all’art. 603-bis cp nei confronti di tre lavoratori, di cui due uomini di nazionalità tunisina e una donna rumena. La manodopera era assunta in parte in nero in parte mediante contratto, ed era impiegata in turni di lavoro complessivamente di 8 ore giornaliere, a fronte di un compenso totale di 30 euro settimanale. (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un’imprenditrice agricola, italiana, titolare di un’azienda attiva nella produzione di ortaggi in serra sita in S. Croce Camerina, per il reato ex art. 603-bis cp ai danni di due lavoratori, uno straniero e un italiano. Entrambi erano titolari di regolare contratto di lavoro con busta paga ed erano retribuiti 45 euro al giorno, settimanalmente corrisposti. Beneficiavano di 1 mese l’anno ferie (anche se non retribuite). Il procedimento è stato archiviato (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per il reato di cui all’art. 603-bis cp nei confronti di quattro italiani, di cui tre fratelli, titolari di un’azienda agricola sita in Vittoria (contrada Gaspanella), ai danni di sedici dipendenti di varie nazionalità (tra cui rumeni, italiani e alcuni stranieri tunisini). I lavoratori erano impiegati con un orario complessivo giornaliero di 8 ore a fronte di una paga di circa 30-35 euro, senza fruizione di ferie, oltre ad alloggiare presso alcuni stabili, messi a disposizione dagli stessi datori, in condizioni degradanti. I quattro indagati sono stati rinviati a giudizio (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico del titolare, di nazionalità albanese, di una ditta individuale, un’azienda agricola attiva nella produzione di ortaggi in serra, per il reato di cui all’art. 603-bis cp ai danni di tre lavoratori stranieri, connazionali. Non avevano un regolare contratto e l’imputato aveva dichiarato che la prestazione era effettuata a titolo gratuito. Il procedimento è stato archiviato per le informazioni “elusive” fornite dai lavoratori (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di 5 indagati per il quale c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata una richiesta di immediato con sentenza appellata (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di due indagati per i quali c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di due indagati per i quali c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di cinque indagati per i quali c’è stata una richiesta di archiviazione (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di tre indagati per i quali c’è stata una richiesta di rinvio a giudizio con sentenza appellata (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata una richiesta di rinvio a giudizio con appello su sentenza GUP (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato trasferito per competenza a Catania (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata una richiesta di rinvio a giudizio con sentenza irrevocabile (2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico del titolare di un’azienda agricola di Vittoria che avrebbe impiegato alcune lavoratrici di nazionalità albanese irregolari sul territorio, retribuendole pochi euro l’ora, per otto ore al giorno, senza possibilità di riposo o ferie e facendole lavorare con sostante tossiche senza, tuttavia, fornire alcun dispositivo di sicurezza. Alcune delle vittime vivevano presso magazzini trasformati in abitazioni. (Giugno 2018) (https://www.ragusanews.com/2018/06/14/cronaca/caporalato-arrestato-albanese-vivevano-fogne-cielo-aperto/89528);
- Procedimento che vede coinvolti quattro indagati e sette aziende agricole nelle quali sono state riscontrate violazioni delle norme vigenti in ordine alle modalità di assunzione, sicurezza sui luoghi di lavoro, salubrità degli immobili adibiti ad alloggi e, in alcuni casi, anche violazioni in materia di edilizia e ambiente. Non è chiaro se si proceda o meno ai sensi dell’art. 603 bis c.p. (Ottobre 2018) (https://www.ragusanews.com/2018/10/24/cronaca/caporalato-vittoria-quattro-imprenditori-arrestati/93470);
- Operazione “Boschetari”: costola del procedimento di competenza della DDA di Catania in cui si è contestata tratta finalizzata allo sfruttamento lavorativo e della prostituzione (v., supra), che rimane di competenza per la procura di Ragusa, in relazione agli indagati per intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo. (2018) (https://ztl.live/sociale/ragusa-lo-sfruttamento-nelle-campagne). Il 2 luglio 2021 sono state rinviate a giudizio 4 persone, imputate proprio per sfruttamento lavorativo. (https://www.laspia.it/prostituzione-furti-e-caporalato-nel-ragusano-4-a-giudizio-per-operazione-boschetari/);
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico di due imprenditori agricoli, titolari di due aziende agricole site in S. Croce Camerina, per aver impiegato in condizioni di sfruttamento un lavoratore straniero, di nazionalità tunisina. Il lavoratore ha denunciato i due imprenditori italiani lamentando di essere impiegato per oltre 9 nove ore, a fronte di 35 euro giornaliere corrisposte, tutti i giorni, senza diritto né a ferie né ad alcun riposo settimanale, condizioni che erano imposte ad altre centinaia di lavoratori. Inoltre, tali condizioni di lavoro che non trovavano corrispondenza nella busta paga ad esso corrisposta. Uno dei datori risulta già indagato in un altro procedimento per fatti simili ai danni di altri lavoratori. (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico di un imprenditore italiano per aver impiegato in condizioni di sfruttamento (turni di lavoro di 9 ore a fronte di 30 euro giornaliere) presso la sua azienda zootecnica sita in Modica, tre lavoratori minorenni, stranieri, che alloggiavano presso una cooperativa sociale dedita all’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. La responsabile della cooperativa ha denunciato la situazione di sfruttamento subita dai tre minori (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento che origina dalla morte di un lavoratore rumeno nell’azienda di produzione di ortaggi. Il lavoratore era stato rinvenuto nella vasca di accumulo di acqua. Il datore di lavoro è stato rinviato a giudizio per, oltre all’omicidio colposo, lo sfruttamento lavorativo e le violazioni previste dal d.lgs. 81/2008 (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento penale originariamente a carico di due indagati: il datore di lavoro e un suo collaboratore. La Procura ha richiesto l’archiviazione per il collaboratore mentre ha richiesto il rinvio a giudizio per il datore di lavoro. Il datore di lavoro aveva assunto, con regolare contratto, alle proprie dipendenze 11 lavoratori (2 italiani e 8 di nazionalità rumena, 1 di nazionalità marocchina, in possesso di permesso di soggiorno rilasciato per motivi di “lavoro subordinato”). I lavoratori erano stati tutti assunti a tempo determinato e per periodi diversi, da 15 a 180 giornate lavorative annue, al termine del quale avrebbero maturato l’indennità di disoccupazione corrisposta direttamente dall’INPS. I lavoratori erano stati sottoposti a condizioni di sfruttamento e plurime violazioni (assenza di visita medica, dispositivi di protezione ecc). I dipendenti prendevano 40 euro giornalieri per 6 giorni a settimana. Gli operai e alcune delle loro famiglie dimoravano in fabbricati fatiscenti nei pressi dell’azienda (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo avvenuto nelle serre. Il lavoratore era un cittadino rumeno che percepiva 25 euro giornalieri per 9 ore al giorno e 6 giorni a settimana. Egli dimorava presso il fabbricato adiacente all’azienda assolutamente fatiscente. La Procura ha rinviato a giudizio il datore di lavoro (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due soggetti: il legale rappresentante dell’azienda e il suo collaboratore aziendale. Le persone offese erano ben 13 operai con varie nazionalità: 6 italiani, 4 rumeni, 2 cittadini tunisini e un cittadino algerino. I migranti extracomunitari erano tutti e tre titolari di regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato. I lavoratori percepivano tra i 33 e i 38 euro giornalieri per 8 ore (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di 5 indagati per il quale è stata richiesto il rinvio a giudizio e il procedimento si è concluso con sentenza del GUP irrevocabile (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di 2 indagati per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata la richiesta di giudizio immediato a seguito della quale c’è stata una sentenza di patteggiamento (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di due indagati per i quale è stata richiesta l’archiviazione (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di tre persone, italiane – un imprenditore agricolo e due amministratori di fatto dell’impresa – ai danni di un cittadino rumeno, contatto direttamente dalla Romania, impiegato come pastore in condizioni di sfruttamento. Era impiegato 12 ore al giorno, dalle 5:30 del mattino alle 17:30 del pomeriggio, per 750 euro mensili e viveva in condizioni alloggiative estremamente precarie (viveva in un immobile di 15 mq con tre mini vani con accesso diretto all’esterno, privo di porte interne e idonea superficie finestrata. Non era compreso un vano per servizi igienici anche se era presente un water). La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di tutti e tre gli indagati (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico del titolare di un’azienda agricola e il suo collaboratore a danno di dieci lavoratori (due italiani, due rumeni, sei tunisini, regolari sul territorio per un permesso di soggiorno per lavoro subordinato). I lavoratori erano impiegati con regolare contratto, per 8 ore di lavoro al giorno, a fronte di 35-45 euro per i lavoratori comunitari e stranieri, mentre al lavoratore italiano veniva corrisposta una paga da 1500 euro. Le condizioni alloggiative dei dipendenti erano precarie, (strutture in cemento e materiali plastici e metallici, pareti plastiche accessibili dall’esterno da porte non chiuse, salvo una con un lucchetto), senza servizi igienici. Nel medesimo alloggio si consumavano i pasti, con conseguente ristagno e inadeguata aereazione con la presenza, di conseguenza, di un odore nauseabondo nei locali. La pavimentazione era in condizioni igieniche pessime. Gli arredi erano fatiscenti con accumulo di materiali che rendevano impossibile un intervento quotidiano di detersione e pulizia. Nei confronti degli indagati è stata esercitata l’azione penale per le violazioni del Testo Unico Sicurezza e Igiene sul luogo di lavoro, mentre è stata archiviata per particolare tenuità del fatto le contestazioni relative all’art. 603-bis cp (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato trasferito per competenza a Catania (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale è stato richiesto il rito direttissimo definito (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento per sfruttamento lavorativo a carico di un indagato per il quale c’è stata il decreto di citazione a giudizio (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento dove è dubbia l’imputazione a carico di un indagato per il quale c’è stata il decreto di citazione a giudizio arrivato a sentenza (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per il quale c’è stata richiesta di archiviazione (2018) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico del titolare di un’azienda agricola di Vittoria che avrebbe impiegato 6 operai, di cui uno in nero, nella raccolta delle melanzane ed in attività di allevamento, per meno di 4 euro l’ora. Alcuni di loro erano costretti a dormire in azienda in una struttura priva di adeguate condizioni igieniche e di abitabilità. (Giugno 2019) (https://sicilia.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2019/06/06/caporalato-e-furto-di-energia-arrestato-un-63enne-a-vittoria-f1a3c735-cfcd-464d-bb74-2a0be20ac8f9/);
- Procedimento a carico dei titolari di 4 aziende agricole di Vittoria, che avrebbero sfruttato alcuni migranti rumeni, due dei quali minorenni, nella raccolta in serra. Molti erano costretti dallo stato di necessità a vivere in strutture fatiscenti. (Maggio 2019) (https://ragusa.gds.it/articoli/cronaca/2019/05/09/caporalato-a-vittoria-denunciati-quattro-titolari-di-unazienda-agricola-60d208c8-11b7-4a31-8427-acc8a31a9eb1/);
- Procedimento a carico di due indagati, un italiano ed una rumena, titolari di un'azienda florovivaistica di Vittoria, che avrebbero utilizzato come braccianti agricoli cinque operai stranieri richiedenti asilo. Le vittime erano costrette a lavorare, senza contratto, per 10 ore al giorno, per una paga di 30 euro e venivano prelevate presso i CAS verso le 5 del mattino. (Luglio 2019) (https://meridionews.it/articolo/79308/caporalato-migranti-sfruttati-30-euro-per-dieci-ore/);
- Procedimento nei confronti del titolare dell’azienda e l’amministratore di fatto. I lavoratori vittime del reato erano 8 cittadini rumeni che lavoravano in un’azienda di coltivazione di piantine in vivaio. I lavoratori, sebbene titolari di contratto di assunzione, non avevano dispositivi di protezione individuale, né erano stati sottoposti a visita medica. Il magazzino destinato alla produzione di fitosanitari non era autorizzato e senza aerazione. Gli operai venivano retribuiti 60 euro al giorno per 8 ore e 8 giorni settimana. Essi dimoravano nei pressi dell’azienda in alloggi in condizioni igieniche carenti. Il PM titolare dell’indagine ha richiesto il rinvio a giudizio (2019) (segnalazione Procura);
- Procedimento penale nei confronti di due datori di lavoro. Negli spazi erano compresenti tre diverse aziende agricole adibite alla coltivazione in serra di piante da fiori e l’allevamento di bovini da latte. Le persone offese erano 14 lavoratori stranieri (2 di origine albanese, 2 di nazionalità senegalese, 1 del Gambia, 1 cittadino nigeriano, 3 rumeni, 1 cittadino egiziano) e italiani. Una lavoratrice, sprovvista del permesso di soggiorno lavorava presso l’azienda senza aver mai sottoscritto il contratto di lavoro. I lavoratori percepivano 28 euro al giorno per 8 ore. Alcuni dei lavoratori alloggiavano nei fatiscenti locali adiacenti alle aziende. Nell’ambito dell’attività investigativa venivano anche sequestrati flaconi di fitofarmaci e prodotti chimici in violazione della normativa di settore (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento nei confronti di tre soggetti, tra cui il datore di lavoro, rinviati a giudizio per sfruttamento lavorativo e, uno di loro, anche per lesioni aggravate. I lavoratori erano due: un lavoratore di origine albanese e l’altro di origine tunisina. Il procedimento penale originava dalla denuncia del lavoratore tunisino, entrato in Italia con visto turistico. La paga mensile era di 700 euro per 8 ore lavorate (2019) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2019) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di quattro indagati per sfruttamento lavorativo per i quali è stata richiesta l’archiviazione (2019) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo dove c’è stata una richiesta di giudizio immediato appellato (2019) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per i quali c’è stata una richiesta di archiviazione (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo con richiesta di rinvio a giudizio arrivato a sentenza del GUP (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di tre indagati per sfruttamento lavorativo per i quali c’è stata richiesta di archiviazione (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale c’è stata richiesta di archiviazione (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per i quali c’è stata richiesta di archiviazione (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per i quali c’è stata richiesta di archiviazione (2019) (segnalazione della Procura);
- Procedimento ex art. 603-bis cp a carico del datore di lavoro e del caporale ai danni di 13 lavoratori, tutti stranieri (12 afghani e 1 pakistano) da cui è partita la denuncia dello sfruttamento. Le vittime erano titolari di contratti scaduti e non ricevevano retribuzione da oltre un mese al momento della denuncia ai Carabinieri. Il caporale era un mediatore culturale CIES che collaborava con le commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato presso gli uffici immigrazione di Trapani e Caltanissetta. I lavoratori erano impiegati a fronte di 8 ore lavorative a fronte di 32 euro giornalieri, condizioni accettate dagli stessi dietro minaccia di licenziamento. Dalla paga corrisposta agli stessi erano sottratti 4 euro al giorno dallo stesso caporale per l’intermediazione e per la traduzione. È stato chiesto il rinvio a giudizio (2019) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo rinviato a giudizio (2019) (segnalato dalla Procura);
- Due imprenditori agricoli italiani, titolari di alcune aziende di Scicli attive nel settore florovivaistico sono stati denunciati per il reato di cui all’art. 603-bis cp dai loro dipendenti, 14 operai di varie nazionalità (rumeni, nigeriani, senegalesi, tunisini ma anche italiani) per le condizioni lavorative cui erano sottoposti. I lavoratori, anche se formalmente assunti (ad eccezione di alcuni privi di contratto) con contratto, erano costretti a lavorare con turni massacranti a fronte di poco più di 3 euro l’ora e alloggiati in baracche fatiscenti; inoltre, nessuno dei lavoratori indossava i dispositivi di protezione, neanche quelli che utilizzavano i fitofarmaci. (Aprile 2020) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/04/20/news/ragusa_caporalato_operai_italiani_e_stranieri_denunciano_due_imprenditor-224479863/);
- Procedimento a carico di due italiani, una donna formalmente titolare di un’azienda agricola sita in Acate e suo marito gestore di fatto dell’azienda, per il reato di cui all’art. 603-bis cp per aver impiegato in condizioni di sfruttamento quattro lavoratori stranieri, di nazionalità marocchina, di cui tre “a nero” poiché irregolari sul territorio. Il procedimento è stato aperto a seguito della denuncia di una lavoratrice che ha si è rivolta alla Questura di Ragusa lamentando di ricevere pagamenti difformi e ampiamente inferiori dalle condizioni contrattuali sottoscritte: a fronte di un orario di sei ore giornaliere, senza riposi né settimanali né feriali, il datore le avrebbe corrisposte un salario annuale pari a 1.000 euro e, per l’anno successivo, piccole somme pagate saltuariamente e senza regolarità (talvolta alla fine del mese, talvolta alla fine della settimana). Nel 2023 è stato disposto il rinvio a giudizio dal Gip. (2020) (segnalazione della Procura);
- Il procedimento penale riguarda tre soggetti. I primi due soggetti venivano rinviati a giudizio in quanto datori di lavoro della vittima, di origine albanese e senza permesso di soggiorno, perché lo avevano impiegato alle proprie dipendenze sottoponendolo a condizioni di sfruttamento. Il lavoratore, nel presente procedimento, si era deciso a depositare una denuncia. Egli, infatti, lavorava per retribuzioni difformi senza riposi rispetto a quelle previste nel contratto collettivo per 8 ore e mezzo al giorno (dalle 6 alle 18) pari a 450 euro al mese per pascolare un gregge di pecore e capre. In questo caso, la Procura aveva ipotizzato anche il reato previsto dall’art. 2 co. 12 e 12 bis lett. c) del d.lgs. 286/1998 perché impiegavano alle proprie dipendenze il lavoratore straniero privo di permesso di soggiorno, sottoponendolo a condizioni di sfruttamento. A uno dei due soggetti veniva contestata la recidiva reiterata. La terza imputata era stata sottoposta a procedimento per il reato di truffa perché aveva raggirato il lavoratore facendogli credere che attraverso il pagamento di alcune somme di denaro avrebbe goduto di una via preferenziale per l'evasione della propria pratica di emersione dal lavoro nero. Il lavoratore aveva pagato alla stessa una somma pari a €750,00. Il lavoratore riferisce che successivamente, aveva ottenuto un altro impiego presso una serra adibita alla produzione di ortaggi. Il lavoro in serra veniva retribuito 30 euro al giorno. Assieme a lui erano presenti in azienda altri 6 operai tra cui un cittadino albanese e tre rumeni. La Procura ha richiesto il rinvio a giudizio (2020) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2020) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per i quali è stata richiesta l’archiviazione (2020) (segnalazione della Procura);
- Morto Fodi Dianka, un bracciante maliano di 29 anni travolto per strada mentre si recava a lavoro per una paga bassissima e senza contratto. La segnalazione proviene dalla Federazione Sociale USB Sicilia, non è chiaro come si stiano muovendo gli inquirenti. (Febbraio 2021) (https://newsicilia.it/ragusa/cronaca/morte-fodi-dianka-travolto-da-unauto-mentre-era-in-bici-usb-sicilia-domani-al-presidio-per-ricordarlo/642178);
- Procedimento nei confronti del datore di lavoro e che vede come persone offese 15 lavoratori tutti di origine rumena (salvo uno di origine marocchina) che lavoravano nella coltivazione in serra degli ortaggi. Nonostante la regolare assunzione dei lavoratori erano plurime le violazioni riscontrate dalla Procura. La retribuzione percepita era di 35 euro per 9 ore di lavoro per 6 giorni a settimana. I lavoratori, e in un caso anche il figlio di 3 anni di una coppia, alloggiavano nei pressi dell’azienda in locali fatiscenti (2021) (segnalazione della Procura);
- Rinviati a giudizio in concorso il legale rappresentante dell’azienda e il coamministratore e socio della società. Si trattava di un’azienda che si occupava di panificio, biscottificio, rosticceria e vendita la dettaglio di generi alimentari in due distinti punti vendita, nonché in un’attività di distribuzione dei pasti presso le scuole elementari e dell’infanzia comunali di due comuni nel ragusano. Le vittime di sfruttamento erano 14 operai di nazionalità italiana. Essi avevano dichiarato di non aver mai ricevuto un corso di formazione, di lavorare tutti i giorni della settimana (esclusa la domenica) sulla base di turni settimanali. Per il lavoro svolto nel panificio veniva corrisposto agli operai una retribuzione in contanti di 300 euro. All’inizio del mese successivo, il titolare consegnava la busta paga e l’assegno bancario di importo pari alla retribuzione stabilita in busta, somma che poi veniva successivamente restituita interamente nelle mani del titolare stesso (2021) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di 6 indagati per sfruttamento lavorativo per i quali c’è stata richiesta di rinvio a giudizio (2021) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di un indagato per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2021) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2021) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2022) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2022) (segnalazione della Procura)
- Procedimento a carico del titolare di un’azienda agricola e dei preposti di fatto dell’azienda, per 603-bis cp, 629 cp e art. 25 quinquies co. 1 lett. a) del d.lgs. 231/2001 nei confronti dell’azienda. Il procedimento origina dalla denuncia di due lavoratori, supportati dall’OIM e dal Progetto Diagrammi Sud, ma il caso riguarda circa sedici lavoratori, tra cui stranieri richiedenti asilo o titolari di protezione umanitaria. I lavoratori percepivano una retribuzione da 1,60 o 1,04 euro netti all’ora per 9 ore di lavoro, ed erano controllati dai datori attraverso telecamere. Secondo quanto riferito agli inquirenti dai lavoratori, nel 2022 un lavoratore morì negli alloggi predisposti dai datori di lavoro, anche a causa l’esposizione senza alcuna protezione a fitofarmaci. È stato richiesto il rinvio a giudizio (2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per i quali è stata richiesta l’archiviazione (2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2022) (segnalazione della Procura);
- Operazione “Sole cocente”: a seguito di indagini svolte dalla Guardia di Finanza sul territorio di Vittoria, sono state denunciate per il reato di cui all’art. 603-bis cp, tre persone, due caporali e il titolare dell’azienda agricola dove erano impiegati in condizioni di sfruttamento, nelle serre adibite a coltivazione di prodotti agricoli, 32 lavoratori, per lo più di origine extracomunitaria, di cui 20 senza contratto e 12 senza permesso di soggiorno. Tra questi, 12 erano percettori del reddito di cittadinanza. I due reclutatori, oltre a percepire la loro paga giornaliera, gestivano, per conto dell’azienda agricola, i pagamenti settimanali di tutti i lavoratori, trattenendo un’ulteriore somma al giorno a titolo di provvigione ed a danno dei medesimi soggetti. (Novembre 2022) (https://www.blogsicilia.it/ragusa/caporalato-lavoro-nero-reddito-cittadinanza-denunce-finanza/800830/);
- Procedimento a carico di due imprenditori italiani, titolari di un’azienda agricola sita nel territorio di Vittoria, per il reato di cui all’art. 603-bis cp ai danni di sedici braccianti stranieri. Le condizioni lavorative degli stessi erano precarie (paga inferiore ai CCNL, molti lavoravano in ciabatte o scarpe da ginnastica e tutti senza guanti protettivi) così come erano precarie le condizioni alloggiative (erano sistemati all’interno di fabbricato in muratura adibito ad alloggio). Infine, tre lavoratori erano impiegati senza contratto, mentre gli altri 13 risultavano dipendenti di un’altra azienda. (Ottobre 2023) (https://www.poliziadistato.it/articolo/ragusa--sfruttamento-del-lavoro--denunciati-due-imprenditori);
- Procedimento a carico di un imprenditore italiano, titolare di un’azienda agricola sita nella contrada Alcerito, nel territorio di Vittoria, per il reato di cui all’art. 603-bis cp. A seguito degli accertamenti della polizia della Squadra Mobile di Vittoria, sono risultati ivi impiegati 4 lavoratori stranieri, di nazionalità tunisina e regolari sul territorio, senza l’utilizzo di alcun dispositivo di sicurezza: oltre a numerose violazioni in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro e nella concessione di situazione alloggiative degradanti. (Dicembre 2023) (https://questure.poliziadistato.it/it/Ragusa/articolo/1250658194f263a14543873176);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2023) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2023) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento a carico di tre indagati per sfruttamento lavorativo per i quali è stata richiesta l’archiviazione (2023) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento penale carico di due indagati per sfruttamento lavorativo per il quale è stata esercitata l’azione penale (2024) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento penale a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2024) (segnalato dalla Procura);
- Procedimento penale a carico di un indagato per sfruttamento lavorativo per il quale è stata richiesta l’archiviazione (2024) (segnalato dalla Procura);
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| SCIACCA |
NO |
- Procedimento a carico del titolare di un caseificio sito in Santa Margherita Belice per il reato di cui all’art 603-bis cp ai danni di un lavoratore rumeno, impiegato per circa 10 ore giornaliere a fronte di un compenso mensile di 600 euro. Il lavoratore alloggiava all’interno dello stesso caseificio, in condizioni igienico-sanitarie precarie. (2017) (https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/santa-margherita-belice-romeno-sfruttato-caseificio-assolto-imprenditore.html). Nel 2023 il processo si è concluso con l’assoluzione dell’imprenditore;
- Procedimento a carico dei due titolari di un’azienda agricola ex art. 603 bis c.p., che avrebbero impiegato senza contratto cinque stranieri irregolari sul territorio nella raccolta di olive, in condizioni di sfruttamento. (Aprile 2018) (https://www.corrieredisciacca.it/caporalato-a-ribera-condannato-baldo-schifani/);
- Il Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno condotto alcuni accertamenti nel territorio di Ribera per contrastare il fenomeno del caporalato. Dagli accertamenti è emersa una situazione di grave sfruttamento lavorativo; sono stati scoperti 8 lavoratori, stranieri e comunitari (albanesi e rumeni) senza contratto, di cui 2 privi di un regolare permesso di soggiorno, impiegati nella raccolta delle arance per 40 euro al giorno (a fronte dei regolari 71 euro per legge). Prima di questo controllo, nel dicembre 2017, si era proceduto ad ulteriori verifiche che avevano portato all’arresto di un presunto caporale ed alla denuncia di altre sei persone. (Febbraio 2018) (https://www.telemontekronio.it/index.php/attualita/item/2535-caporalato-nuovo-blitz-dei-carabinieri-nelle-campagne-di-ribera). Nei confronti del presunto caporale è stata emessa sentenza di assoluzione dal GIP, dott. Dino Toscano. Procede secondo il rito ordinario invece il procedimento in capo al datore di lavoro, un’imprenditrice italiana, e di suo figlio, amministratore di fatto della società (2021, https://www.risoluto.it/notizie-ribera/riberese-assolto-dallaccusa-di-caporalato/). Nel 2024, entrambi sono stati assolti (https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/sfruttamento-braccianti-agricoli-assolti-riberesi-.html);
- Procedimento a carico di un armatore italiano, per 603-bis cp, per aver impiegato alle proprie dipendenze un lavoratore di origine egiziana, che lo denunciato per aver lavorato da novembre 2018 a settembre 2019 in condizioni di sfruttamento. Il lavoratore, impiegato a nero in quanto privo di regolare permesso di soggiorno, ha ottenuto un permesso di soggiorno come vittima di sfruttamento, oltre ad essersi costituito parte civile nel processo contro il datore. (Dicembre 2024) (https://www.risoluto.it/cronaca/egiziano-denuncia-armatore-di-sciacca-di-sfruttamento-lavorativo-e-riceve-permesso-di-soggiorno/);
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| SIRACUSA |
SI |
- Procedimento ex art. 603-bis cp (nuova formulazione) a carico di due fratelli italiani, titolari di un’azienda agricola, che avrebbero impiegato in condizioni di sfruttamento alcuni lavoratori stranieri. E’ stato disposto il controllo giudiziario dell’azienda. (Ottobre 2016) (segnalazione della Procura);
- Dalla denuncia di quattro lavoratori, è stato avviato un procedimento ex art. 603-bis cp a carico di un caporale, di nazionalità marocchina, e di due fratelli italiano, titolari di una azienda agricola che, fino al 2017, hanno impiegato numerosi lavoratori in condizioni di sfruttamento per lo svolgimento di varie attività connesse all'agricoltura, in parte nei campi ed in parte nei magazzini, nella raccolta delle patate. I lavoratori, alcuni irregolari sul territorio, percepivano ai 40 ai 45 euro al giorno e lavoravano dalle 6 di mattina alle 7 di sera, per alcune ore nei magazzini e per altre nelle campagne, sottoposti a metodi di sorveglianza non consentiti. L’azienda è stata sottoposta controllo giudiziario ex art. 3 L. 199/2016 (Luglio 2017) (https://www.nuovosud.it/59999-cronaca-siracusa/lotta-al-caporalato-siracusa-innigrati-sfruttati-commissariata-unazienda-di?p=49 e segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di tre persone, titolari di tre ditte individuali, ex art. 603-bis cp per aver utilizzavano ed impiegavano alle proprie dipendenze 5 lavoratori rumeni in condizioni di sfruttamento. I lavoratori erano impiegati con turni estenuanti di 12 ore lavorative giornaliere, a fronte di un compenso di circa 21 euro (meno di 2 euro l’ora), negando loro il giorno di riposo settimanale e il congedo per ferie e costringendoli a lavorare in un ambiente assolutamente carente da un punto di vista di igiene e sicurezza sul lavoro. (Dicembre 2017) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico dei titolari di un’impresa di servizi del settore terziario che avrebbe sfruttato numerosi suoi dipendenti. I lavoratori, addetti alla mansione di magazzinieri, venivano assunti con contratti part-time di 20 ore settimanali, anche se ne lavoravano di più; per 6 euro l’ora; il datore di lavoro li “invitava a dimettersi ogni volta che i lavoratori chiedevano un aumento od una riduzione delle ore. Il servizio di logistica era stato assegnato all’imprenditore da un ente pubblico in seguito a gara d’appalto. Dagli accertamenti, è emerso che l’azienda aveva sbaragliato la concorrenza e vinto l’appalto grazie a un ribasso esagerato. (Maggio 2019) (https://meridionews.it/articolo/77591/siracusa-una-denuncia-per-sfruttamento-sul-lavoro-magazzinieri-sottopagati-e-costretti-a-lavorare-di-piu/);
- Procedimento nei confronti del titolare di una impresa di autotrasporto della provincia di Siracusa e di un suo collaboratore, accusati di caporalato, estorsione, falso ideologico. I due avrebbero imposto agli autisti di guidare oltre il tempo consentito, minacciandoli di licenziamento. (Ottobre 2021) (https://www.trasportoeuropa.it/notizie/autotrasporto/due-indagati-per-caporalato-nellautotrasporto-a-siracusa/);
- Procedimento a carico di 24 persone, tra cui 8 persone, due titolari d’azienda e sei caporali, sono accusate del reato di cui all’art. 603-bis cp. Secondo quanto emerso dalle indagini, iniziate nel 2021, lo sfruttamento dei 27 lavoratori era veicolata da una società di Francofonte, tramite cui gli imputati esternalizzavano le proprie attività produttive servendosi dell’attività di sei caporali, a cui venivano consegnati sacchi contenenti vari oggetti da assemblare (centinaia di pezzi di componentistica in plastica per sistemi di irrigazione) e a cui era demandato il compito di reperire manovalanza a basso costo. I lavoratori erano impiegati senza contratto (di cui ben 16 percepivano indebitamente anche il reddito di cittadinanza, anch’essi indagati) e lavoravano presso le rispettive abitazioni, con turni di lavoro massacranti (non meno di 10 ore al giorno) a fronte di una paga mensile di circa 100 euro, senza alcun minimo requisito di sicurezza. (Settembre 2022) (https://www.carabinieri.it/in-vostro-aiuto/informazioni/comunicati-stampa/sfruttamento-del-lavoro.-decine-di-perquisizioni);
- Procedimento a carico di tre persone, due italiani e un tunisino, per il reato di cui all’art. 603-bis cp. Nei confronti di tutti è stata applicata la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune. Il titolare di un’azienda agricola nel Comune di Pachino si sarebbe servito di un cittadino tunisino per il reclutamento e la gestione della manodopera. I lavoratori erano prevalentemente stranieri, privi di permessi di soggiorno, impiegati in condizioni di sfruttamento lavorativo. (Gennaio 2023) (https://www.blogsicilia.it/siracusa/sfruttamento-lavoro-azienda-caporali/827933/);
- Procedimento ex art. 603-bis cp e per rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, a carico di due persone aperto a seguito un’indagine del NIL di Siracusa, con l’ausilio dello Spresal del territorio, avviata tra l’agosto del 2020 e dicembre 2021. I due indagati sono i dirigenti della Seus, società che ha in gestione i servizi di assistenza e del pronto intervento del 118 sul territorio, e sono accusati di aver impiegato gli autisti soccorritori (circa 180 dipendenti) in condizioni di sfruttamento, imposte dietro minaccia di trasferimento in sedi di lavoro disagevoli e con intimidazioni di sanzioni disciplinari in caso avessero segnalato dei guasti delle vetture. Inoltre, i dipendenti erano costretti a prestare servizio su autoambulanze prive di presidi minimi essenziali per prevenire infortuni sul lavoro, quali mancato mantenimento in efficienza degli indumenti ad alta visibilità, mancato funzionamento del sistema di climatizzazione e degli estintori presenti in alcune ambulanze, presenza di ruggine all’interno del vano sanitario, sistema di ritenzione cinture di sicurezza non funzionante, mancanza sedili vano sanitario, maniglie interne ed esterne dei portelloni di accesso al vano sanitario mancanti e sostituite con cavi d’acciaio. Nei confronti della società è stata contestata la responsabilità amministrativa dell’ente in relazione allo sfruttamento dei lavoratori e per l’assenza di modelli organizzativi concretamente attuati ed idonei a prevenire reati ed è stata disposta la misura cautelare del controllo giudiziario in azienda. (Marzo 2023) (https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2023/03/23/sfruttamento-dei-dipendenti-inchiesta-sul-118-a-siracusa_5e33e71c-a6d4-4519-ad03-ce592f2b4313.html);
- Procedimento per 603-bis cp nei confronti di 8 persone, tra cui 2 titolari d’azienda e 6 caporali, per lo sfruttamento lavorativo di 27 lavoratori, di cui 16 percepivano indebitamente anche il reddito di cittadinanza, anch’essi indagati. (Aprile 2023) (https://www.blogsicilia.it/siracusa/caporalato-sfruttamento-lavoro-carabinieri/866103/);
- Accertamenti dei Carabinieri nei confronti di alcune aziende agricole nella frazione di Cassabile, dove sono stati individuati numerosi braccianti, stranieri, di cui 4 sono risultati irregolari. Gli accertamenti hanno consentito di appurare, oltre allo sfruttamento lavorativo, condizioni gravemente deficitarie sul piano della sicurezza e dello sfruttamento dei lavoratori, accertando la mancanza di idonei servizi igienici, la mancanza di dotazione di dispositivi di sicurezza, di formazione professionale obbligatoria, oltre i necessari accertamenti sanitari sui lavoratori. Il legale rappresentante di un’impresa è stato deferito per sfruttamento dei lavoratori (603-bis cp) e per il reato di occupazione di lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno (art. 22, co. 12 TUI). Sono state emesse, inoltre, sanzioni per 83 mila euro (Maggio 2024) (https://www.siracusaoggi.it/lotta-al-caporalto-sospesa-attivita-imprenditoriale-sanzioni-per-oltre-83-mila-euro/)
- I carabinieri hanno denunciato due imprenditori agricoli nell’ambito di un’operazione di contrasto al caporalato, per violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, per cui sono state emesse sanzioni per 4.000 euro. Si tratta di aziende tra Portopalo e Pachino e i lavoratori identificati sono 16, la cui regolare posizione di lavoro è in corso di verifica. Non è chiaro se sono seguiti provvedimenti penali a seguito delle sanzioni amministrative comminate. (Agosto 2024) (https://www.blogsicilia.it/siracusa/lotta-al-caporalato-blitz-in-2-aziende-del-siracusano-denunciati-gli-imprenditori/1043121/);
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| TERMINI IMERESE |
NO |
- Procedimento ex art. 603 bis c.p. ed estorsione a carico di un notaio e di un suo collaboratore che sfruttava, nella sua azienda agricola nelle campagne di Valledolmo, alcuni lavoratori, costretti ad accettare, dietro minaccia, 25 euro al giorno, per 12-13 ore, senza maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno o festivo. L’indagato avrebbe anche costretto le vittime, dietro minaccia del licenziamento, a restituire in contanti parte delle somme loro corrisposte con gli assegni mensili. (Marzo 2019) (http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019/03/09/lavoro-sfrutta-operai-notaio-arrestato-per-caporalato_892075a1-9326-43b5-98b0-f7e53ad2899e.html). Il GIP del Tribunale di Termini Imerese, all’esito di giudizio abbreviato, ha condannato il notaio a 4 anni e 10 mesi ed il suo collaboratore a due mesi di reclusione, con l’accusa di favoreggiamento. (https://www.ilgiornale.it/news/palermo/turni-schiavi-e-soldi-paga-restituiti-notaio-condannato-1834847.html);
- Procedimento a carico di tre imprenditori cinesi, che sfruttavano i loro dipendenti italiani facendoli lavorare in due empori da loro gestiti oltre l’orario di lavoro e pretendendo la restituzione di parte dello stipendio nel periodo dal 2019 al 2021. Alcuni dei dipendenti erano costretti a restituire parte dell’importo versato in busta paga. (Giugno 2021) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2021/06/sic-cinesi-caporalato-c5501927-4e02-4865-8cb8-edc5ed919449.html);
- Procedimento a carico di tre persone per estorsione (629 cp) e sfruttamento del lavoro (603-bis cp) nei confronti dei volontari di una Onlus di Bagheria che opera nel settore dei servizi socio-assistenziali e di trasporto di persone con disabilità e dializzati. Gli indagati, seppure formalmente soci, svolgevano di fatto le attività tipiche del datore di lavoro, imponendo agli altri volontari condizioni di sfruttamento: non garantivano il pagamento di ferie, tredicesima, indennità per malattia e li costringevano spesso, con minacce, a restituire parte dello stipendio versato, obbligandoli a prelevare il giorno stesso in cui veniva effettuato l'accredito. Il GIP ha disposto il sequestro, finalizzato alla confisca, di beni e disponibilità finanziare per oltre 690 mila euro. (Dicembre 2021) (https://www.ansa.it/amp/sicilia/notizie/2021/12/07/estorsione-e-sfruttamento-lavoratori-di-ong-tre-denunce-gdf_3e1b0340-b6a5-400f-9940-fc701641f221.html);
- Indagati dalla Procura e dai carabinieri di Cefalù 5 gestori di una cooperativa, uno dei quali sottoposto ad arresti domiciliari. Applicato, inoltre, il divieto di esercitare attività professionale e imprenditoriale per 12 mesi. In più, sono stati sequestrati oltre 65 mila euro in contanti rinvenuti nelle abitazioni degli indagati. Le indagini hanno evidenziato condotte estorsive oltre che di sfruttamento commesso nei confronti di ameno 118 lavoratori, docenti e personale ATA che dovevano restituire la retribuzione ottenuta (Aprile 2024) (https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2024/04/cefalu-estorsione-e-sfruttamento-del-lavoro-un-arresto-0604593a-f9d5-4d6b-8044-87c5b2546afe.html) La Cassazione ha annullato senza rinvio i domiciliari sostenendo che il caporalato non sia applicabili alle professioni intellettuali come quella degli insegnanti (Dicembre 2024) (https://www.blogsicilia.it/palermo/scilone-cefalu-caporalato/1082273/);
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| TRAPANI |
SI |
- Fra Castelvetrano e Mazara sono state controllate 13 aziende agricole e scoperti 34 lavoratori in nero stranieri. A Capobello di Mazara sono stati denunciati due imprenditori per 603-bis cp, per aver sfruttato dei braccianti stranieri nella raccolta delle olive: in apparenza erano regolarmente assunti (con contratto di lavoro), ma erano sostanzialmente impiegati in condizioni di sfruttamento, a partire dalla retribuzione (pagati 4 euro a cassetta raccolta, quindi a cottimo) (Dicembre 2017) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/04/news/caporalato_per_la_raccolta_di_olive_nel_trapanese_controlli_in_tredici_aziende-182986414/);
- A Castelvetrano un imprenditore ha costituito una società ad hoc con la quale ha reclutato 40 lavoratori agricoli per lo più stranieri per poi “sub-affittarli” ad aziende terze per guadagnare 1 euro su ogni kilo di olive raccolte dai braccianti, celando un’apparente regolarità formale un effettivo distacco di manodopera in violazione della normativa in materia. Sono state elevate sanzioni per 40 mila euro. Non è chiaro se nei confronti dell’imprenditore si proceda penalmente. (Dicembre 2017) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/04/news/caporalato_per_la_raccolta_di_olive_nel_trapanese_controlli_in_tredici_aziende-182986414/);
- Procedimento a carico del titolare di un’impresa agricola e di un suo collaboratore esterno che avrebbero impiegato numerosi lavoratori in condizioni disumane, costringendoli anche a dormire in baracche fatiscenti. (Maggio 2018) (https://www.trapanioggi.it/lavoro-nero-e-caporalato-denunciati-imprenditore-agricolo-e-suo-collaboratore);
- Procedimento a carico del titolare di un’azienda zootecnica di Paceco dedita all’allevamento di ovini per aver impiegato, senza contratto di lavoro ed in condizioni di sfruttamento, un cittadino ghanese titolare di permesso di soggiorno per richiesta di asilo ed impiegato nella pulitura delle stalle. In particolare, il lavoratore era costretto a lavorare circa 70 ore settimanali, con orario dalle 6 alle 14 e dalle 14,00 alle 16,00, per una retribuzione inferiore rispetto a quella prevista per la contrattazione collettiva e pari a circa 750 euro al mese, senza poter godere di straordinari, ferie e riposo settimanale. Il lavoratore alloggiava in uno spazio messo a disposizione dal datore di lavoro e privo di servizi igienici. Il procedimento si è concluso con assoluzione, per insussistenza del fatto, pronunciata dalla Corte di Appello di Palermo. (2019) (pronuncia consultabile sulla banca-dati leggi d’italia);
- Inchiesta “Shot of money”: nell’ambito di un controllo in materia previdenziale e contributiva effettuato nei confronti di un supermercato marchio Conad è emerso che numerosi lavoratori erano costretti ad accettare retribuzioni non adeguate alle prestazioni effettuate, con sottoscrizione di buste paga attestanti somme non corrispondenti a quelle alle quali avrebbero avuto diritto. I lavoratori erano costretti a subire tali condizioni dietro minaccia di licenziamento e, talvolta erano anche costretti a presentare dimissioni non spontanee, che venivano messe a verbale all’esito di una procedura conciliativa gestita da rappresentanti sindacali in accordo con i datori di lavoro. Si procede per 603-bis cp. (Novembre 2020) (https://www.trapanisi.it/estorsione-e-autoriciclaggio-indagata-a-trapani-societa-proprietaria-di-supermercati-e-due-sindacalisti/ e segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di 11 persone, di cui 6 titolari di aziende agricole di Alcamo, destinatarie della manodopera sfruttata, per i reati ex art. 416 e 603-bis cp. Gli imputati sono accusati di svolgere attività di intermediazione illecita e sfruttamento lavorativo nei confronti di alcuni braccianti da impiegare nei campi, tra cui anche alcuni minorenni stranieri e pensionati. L’indagine, coordinata dalla dott.ssa Francesca Urbani, ha preso le mosse dalla segnalazione del Responsabile della Comunità di alloggio per minori stranieri non accompagnati, presso cui alloggiavano i due minori coinvolti nella vicenda di sfruttamento, cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria. I lavoratori erano impiegati fino alle 12 ore giornaliere, a fronte di una retribuzione di circa 30-35 euro per gli stranieri e 40 euro per gli italiani. Nei confronti di un imprenditore è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari. (Gennaio 2021) (https://www.trapanisi.it/caporalato-imprenditore-alcamese-ai-domiciliari/). A seguito della richiesta degli imputati di procedere con rito speciale del tipo abbreviato, è stata emessa sentenza di condanna dal Gup di Trapani, dott.ssa Roberta Nodari, nei confronti di otto degli undici indagati, e di assoluzione per alcuni capi dell’imputazione, tra cui l’associazione per delinquere. (Gennaio 2022) (segnalazione della Procura);
- Procedimento a carico di quattro persone, due imprenditori e due stretti collaboratori, per il reato di cui all’art. 603-bis cp nei confronti di alcuni dipendenti impiegati presso un punto vendita di Trapani. Nei confronti di tutti gli indagati è stata eseguita la misura cautelare degli arresti domiciliari. Disposto anche il controllo giudiziario dell’azienda. (Febbraio 2023) (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2023/02/10/news/sfruttamento_dei_lavoratori_a_trapani_e_caltanissetta_4_arresti-387291938/);
- Due imprenditori operanti nel settore della logistica e del trasporto merci a Trapani e Marsala sottoposti ad arresti domiciliati e divieto di esercitare attività di impresa o uffici direttivi: le accuse sono di bancarotta fraudolenta e sfruttamento lavorativo. Le indagini, svolte dalla GdF, sono partite a seguito del fallimento di un’impresa di trasporti e della distrazione di beni della struttura a favore di altre tre aziende intestate a prestanomi o membri della stessa famiglia. Durante le indagini, i finanzieri hanno inoltre identificato lo sfruttamento di alcuni dipendenti che effettuavano turni di lavoro più lunghi del previsto senza ricevere il relativo compenso per gli straordinari. È stato disposto il sequestro delle quote sociali e del complesso aziendale di due società con attivo superiore a due milioni di euro. La società comunque potrà continuare a svolgere attività grazie alla nomina di un amministratore giudiziario operata dal GIP di Trapani (luglio 2024) (https://www.transportonline.com/notizia_59372_Bancarotta-e-sfruttamento-lavoro-in-azienda-di-trasporti-di-Trapani-e-Marsala.html);
- Controlli dei carabinieri su 6 imprese nel settore agricolo, 4 risultate irregolari. Non vi era la formazione dei lavoratori, sorveglianza sanitaria e consegna di dispositivi medici. Sui 24 lavoratori controllati 2 sono risultati in nero ed è stata accertata la presenza di 1 minore extracomunitario. Sono state irrogate ingenti sanzioni, complessivamente per oltre 82.000 euro e i titolari delle aziende irregolari sono stati deferiti all’A.G. ma non è chiaro il reato contestato (Luglio 2024) https://www.carabinieri.it/in-vostro-aiuto/informazioni/comunicati-stampa/caporalato-controlli-del-nil-nel-trapanese);
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