ADIR - L'altro diritto

ISSN 1827-0565

La dignità umana e gli spazi della detenzione
La sentenza 1 BvR 409/09 - 22/02/2011 del Tribunale costituzionale federale tedesco

Fernando D'Aniello, 2011

I. La sentenza del Bundesverfassungsgericht [BGH] che qui si annota (1) investe il rapporto tra le condizioni detentive e la dignità umana ed interviene sulle conseguenze che una sua violazione produce rispetto all'esecuzione stessa della pena.

Non si tratta di un tema del tutto nuovo: a livello sopranazionale negli ultimi anni la giurisprudenza della CEDU è più volte intervenuta sulla disumanità delle condizioni carcerarie, ovvero in relazione a singoli aspetti della detenzione e la violazione dell'art. 3 della Convenzione (2); ciononostante non può non suscitare estremo interesse un'analoga pronuncia da parte di una corte costituzionale nazionale.

Del resto non è un caso che simili riflessioni animino il dibattito della Repubblica federale tedesca, dove la dottrina ha da tempo sollevato il problema della compatibilità tra pena detentiva tout court e l'intangibilità della dignità umana con la quale si apre e si struttura il Grundgesetz (3). Accanto e insieme alla riflessione dottrinaria da tempo si assiste anche al consolidamento di un chiaro e rilevante orientamento giurisprudenziale quanto alle condizioni di detenzione all'interno degli istituti penitenziari che è, più specificamente, volto a determinare le circostanze in base alle quali si possa verificare una violazione della dignità umana. Prova ne sono le sentenze con le quali tanto il BVG che il Bundesgerichtshof [BGH] sono intervenuti più volte nel merito del rapporto tra condizione detentiva e dignità umana.

A titolo esemplificativo si può fare riferimento alle sentenze del BGH del 4 novembre 2004 (4), del 28 settembre 2006 (5) e dell'11 marzo 2010 (6), che hanno tentato di definire quali siano le condizioni per cui si possa ipotizzare una violazione della dignità umana. Ad esempio la detenzione 'collettiva', cioè condotta insieme ad altri soggetti per appena due giorni, priva di ulteriori condizioni aggravanti, non venne ritenuta nel 2006 come sufficiente a determinare una violazione della dignità umana. Venne stabilita, però, una importante indicazione metodologica in base alla quale non può darsi un criterio generale e astratto di valutazione quanto alla compatibilità tra situazione detentiva e dignità umana, occorrendo piuttosto affidarsi ad un sistema più aperto e flessibile, ovvero all'analisi da parte del giudice al fine di verificare tutti gli elementi caratteristici del caso concreto e stabilire se e in che misura sia stata determinata una violazione.

Anche il BVG è tornato più volte sul tema, ad esempio con le sentenze del 27 febbraio 2002 (7) - nella quale una detenzione in una cella di superficie pari a 7,6 m², da condividere con un altro detenuto per 23 ore al giorno venne qualificata come lesiva della dignità umana -, del 13 marzo dello stesso anno (8) e del 13 novembre 2007 (9).

Questa evoluzione giurisprudenziale ha determinato e continua a determinare una vera e propria 'trasformazione' del concetto di dignità umana (ex art. 1 del Grundgesetz [La dignità umana è intangibile]). Da semplice indicazione che deve ispirare i Länder e gli istituti di pena ad evitare detenzioni lesive della dignità umana, esso acquista una valenza 'positiva', diventando così il termine cui tanto i soggetti preposti alla organizzazione della detenzione quanto i giudici, in caso di ricorso da parte dei detenuti, debbono rifarsi (10), verificando se le condizioni di detenzione possano essere considerate o meno disumane, in riferimento, ad esempio, alle dimensioni e alla configurazione dei locali all'interno dei quali si svolge la pena, alla possibilità di prendere parte ad attività alternative che limitino la detenzione in cella (11) oppure alla presenza di strumenti giuridici idonei ed efficaci a disposizione del detenuto per ricorrere qualora ritenga di essere esposto ad una violazione della propria dignità, con importanti conseguenze quanto agli esiti di questa valutazione in rapporto all'esecuzione della pena detentiva, la quale - anticipando uno dei punti principali della sentenza - va sospesa o rinviata in caso di esito negativo della valutazione.

II. Proprio nel solco di questo consolidato orientamento, la Corte di Karlsruhe è tornata recentemente sul tema e il 22 febbraio 2011, raccogliendo la Verfassungsbeschwerde di un detenuto, ha non solo ribadito alcuni importanti principi costituzionali in materia di detenzione, ma ha anche chiarito esplicitamente quali conseguenze derivano da una piena applicazione di questi principi, ad esempio ipotizzando il rinvio della pena qualora condizioni soddisfacenti non possano essere raggiunte per un deficit organizzativo degli istituti penitenziari, facendo propri alcuni orientamenti del BGH emersi nelle sentenze citate.

Nel caso di specie, il Tribunale costituzionale federale ha accolto il ricorso di un soggetto al quale era stato negato dal Tribunale di Colonia [Landgericht] - rifiuto confermato dalla Corte d'appello [Oberlandgericht] - un sussidio per le spese processuali per un'azione di responsabilità amministrativa contro il Land Nord Reno-Westfalia. Il ricorrente, infatti, riteneva di essere stato detenuto, all'interno di alcuni istituti del Land, in condizioni che avrebbero violato la sua dignità e, a tal fine, intendeva citare il Land responsabile di quella detenzione (12). Si è, pertanto, rivolto al Tribunale di Colonia per poter ottenere un sussidio per le spese legali.

Il ricorrente, nel corso del procedimento, ha dichiarato di essere stato detenuto in celle estremamente piccole - solitamente di appena 8m² di superficie e un volume di 20m³, fino ad un massimo di 24m³ - insieme ad altri detenuti; i servizi igienici erano di solito integrati nei locali privi di impianti di ventilazione. Pur avendo più volte fatto richiesta di trasferimento in altra cella, non avrebbe mai goduto di condizioni pienamente soddisfacenti nel corso dell'intera detenzione - durata complessivamente 151 giorni - con l'eccezione del periodo di un mese nel quale ha potuto dedicarsi ad un lavoro e lasciare temporaneamente la cella (13).

Per tutte queste ragioni intendeva ricorrere contro il Land, responsabile degli istituti di pena, avanzando la richiesta per ottenere il sussidio.

A questa richiesta si sono opposti tanto il Tribunale che la Corte di appello di Colonia; dal doppio rifiuto delle Corti locali scaturisce il ricorso costituzionale che il BVG ha accolto, ravvisando la lesione di un diritto fondamentale del ricorrente, quello relativo alla uguale tutela giuridica.

III. Il rifiuto del Tribunale e quello della Corte si fondano, ad avviso del Tribunale costituzionale federale, su considerazioni estremamente deboli: il BVG ha, infatti, chiarito da tempo che, proprio relativamente alle valutazioni preliminari sulla concessione o meno di un sussidio, il procedimento per l'assegnazione dello stesso non può sostituire il procedimento principale ma può, tutt'al più, tener conto ragionevolmente della possibilità di successo del ricorso - ovvero escludere l'assegnazione del sussidio quando il ricorso si caratterizza per la sua manifesta infondatezza. Trasferire invece in questo procedimento l'analisi circostanziata delle questioni specifiche, che andrebbero affrontate solo successivamente - circostanza apertamente contestata al Tribunale da parte del BVG - rischia di determinare una disparità di trattamento quanto alla uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge tra chi ha i mezzi per realizzare autonomamente un'azione di risarcimento e chi, invece, è privo di questi mezzi (14). Si determina così una violazione dell'art. 3 par. 1 del Grundgesetz [Tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge] e dell'art. 20 par. 3 [La legislazione è soggetta all'ordinamento costituzionale, il potere esecutivo e la giurisprudenza alla legge e al diritto].

A partire da questa valutazione relativa alla uguaglianza della tutela giuridica il BVG ha potuto successivamente esaminare le condizioni di detenzione e, di conseguenza, stimarne il rapporto con la dignità umana.

All'obiezione del Tribunale di primo grado, fatta propria dalla Corte di appello, in base alla quale il ricorrente, non avendo attivato i ricorsi temporanei previsti dal Codice penitenziario, non avrebbe potuto far valere successivamente una pretesa di risarcimento economico - perché si sarebbe determinata la paradossale condizione per cui i detenuti potrebbero accettare condizioni di detenzione lesive della dignità umana per poi solo successivamente reclamare un risarcimento economico - la Corte ha risposto con due distinte valutazioni.

Innanzitutto non è possibile richiamarsi al § 839 par. 3 del Codice civile [BGB] (15). La dignità umana richiede una tutela universale e non può essere limitata da disposizioni legislative: essa non è un diritto disponibile. Salvaguardare la dignità dell'uomo è, dunque, compito primario di ogni giurisdizione, che deve verificare se, nel caso concreto, si sia determinata o meno una violazione e non può subordinare tale valutazione a circostanze secondarie, che integrano il caso di specie ma non rilevano minimamente quanto alla presunta violazione. Dunque, nella vicenda in esame, non si può fare riferimento alla circostanza per cui il ricorrente non abbia ricorso a tutti gli strumenti per modificare e migliorare la propria condizione carceraria.

Inoltre, sempre in riferimento ai ricorsi a cui il ricorrente non ha fatto uso, la Corte precisa che, sulla base di chiare ed evidenti statistiche, anche in seguito ad una precisa sentenza, gli istituti penitenziari non sono in grado di realizzare trasferimenti dei detenuti in locali diversi e non lesivi della dignità umana, predisponendo, ad esempio, celle di detenzione singole (16). L'insufficienza dei locali a disposizione rende impossibile l'immediato trasferimento in una cella singola o anche solo più idonea anche se il ricorso sia realizzato e ad esso segua una sentenza favorevole.

Per tale ragione le tutele previste dal Codice penitenziario sono strumenti di per sé insufficienti - in base ad un'analisi empirica delle normali condizioni di detenzione e della capacità dei penitenziari - ed dunque è sul Land che cade l'onere di provare senza dubbio alcuno che l'organizzazione degli istituti di pena permetta un immediato trasferimento in seguito ad una sentenza e, di conseguenza, la pronta ed effettiva tutela della dignità umana.

Se ne deduce che il Tribunale costituzionale federale assume il rilevo della dignità umana in senso pieno: solo le azioni e le tutele che concretamente intervengono ad evitare una violazione possono essere considerate strumenti idonei; mentre, qualora i ricorsi si rivelino inefficaci ad evitare la violazione, la loro mancata attivazione non può costituire alcun onere gravante sul soggetto che ricorre per la tutela della propria dignità. La semplice previsione normativa di uno strumento di tutela non rileva, ai fini della valutazione dell'efficacia degli strumenti previsti complessivamente dell'ordinamento giuridico, qualora esso non sia in grado di intervenire concretamente e tempestivamente (17).

IV. Proprio il riferimento alle condizioni nelle quali di fatto è condotta la detenzione all'interno degli istituti si rivela di grande interesse anche per altre ragioni: occorre sempre fare riferimento alla dignità umana e ai diritti fondamentali non tanto come semplici principi che, insieme ad altri, integrerebbero le norme sulla esecuzione della pena, bensì come misura e criterio oggettivo per la verifica concreta della singola detenzione ai fini di una corretta organizzazione dell'esecuzione della pena e per la valutazione degli organi giurisdizionali in seguito al ricorso di un detenuto.

Con l'importante corollario in base al quale la detenzione stessa non può avvenire se non in presenza di condizioni rispettose della dignità umana.

«Come fattori che indicano una lesione della dignità umana derivante dalle condizioni dello spazio di detenzione, rilevano innanzitutto la superficie per detenuto e la situazione degli impianti sanitari, soprattutto la divisione e l'areazione della toilette. Può essere indicato come fattore che attenua la situazione carceraria la riduzione del tempo di reclusione quotidiano» (18).

Il Tribunale costituzionale ha confermato, dunque, che l'organizzazione dei locali di detenzione deve essere, e non potrebbe essere diversamente, concretamente realizzata in conformità al diritto alla propria dignità e alla relativa tutela. In base a questo principio vengono espressamente determinati limiti alla discrezione dei singoli istituti di pena relativamente alla modalità di detenzione. Perché occorre sempre assicurare «quel minimum definito innanzitutto da un'esistenza rispettosa della dignità umana» (19) da cui discende un vero e proprio obbligo dello Stato, in ragione del combinato disposto dell'art. 1 GG e dei principi dello Stato sociale, relativamente alla gestione e alla organizzazione della detenzione.

Pertanto, quanto all'organizzazione degli spazi, è necessario che sia assicurata una superficie minima per ogni detenuto, in particolar modo quando la detenzione avviene collettivamente all'interno dello stesso locale (20).

Inoltre il locale deve essere configurato in modo tale che i servizi igienici siano separati dal resto dello spazio e che dispongano di un impianto di areazione separato. Nel caso di specie il ricorrente lamentava non soltanto di essere stato detenuto all'interno di locali molto piccoli da condividere con altri detenuti - spesso fumatori - ma con una toilette integrata nella cella che impediva un'areazione sufficiente del locale: non c'è alcun dubbio che anche solo queste circostanze configurino una violazione della dignità umana, ovvero una chiara menomazione del benessere fisico o psichico.

Nel secondo periodo del punto 30 il BVG chiarisce che rilevante è verificare se l'istituto abbia predisposto o meno l'organizzazione delle attività in modo da limitare drasticamente la detenzione esclusivamente all'interno delle celle (21). Attività lavorative o alternative - dunque al di là della indispensabile ora d'aria - possono mitigare di molto la detenzione ed evitare violazioni della dignità umana (22). Anche sotto questo profilo il Tribunale ritiene di poter affermare che vanno incoraggiate tutte quelle attività che consentano al detenuto di evitare di dover trascorrere la maggior parte del tempo all'interno della cella.

Il ricorrente, invece, denuncia di aver preso parte ad attività lavorative per un solo mese, mentre ha trascorso il resto della detenzione per 23 ore - con l'esclusione dell'ora d'aria - in cella. Nuovamente rileva il rinvio alla verifica della effettività della tutela: il Tribunale di primo grado e la Corte d'appello sono, pertanto, da censurare perché non hanno tenuto conto che le attività alternative previste dagli istituti di pena non avevano alcuna possibilità di incidere positivamente sulla qualità della detenzione (23).

In tal senso, dunque, era ragionevole attendere che un ricorso del ricorrente contro il Land, quanto alla violazione della propria dignità umana, presentasse fondati motivi per essere accolto. Ovvero il procedimento principale, in base ad un consolidato orientamento dei massimi organi giurisdizionali, avrebbe potuto concludersi favorevolmente per il ricorrente e, di conseguenza, le valutazioni del Tribunale e della Corte di Appello, che hanno negato questa possibilità, si sono allontanate da questa prassi giurisprudenziale e vanno pertanto censurate.

Chiarisce ulteriormente l'importanza della sentenza, quanto all'obbligo di un'analisi puntuale e circostanziata della condizioni specifiche della singola detenzione, la contestazione del BVG al rimando del Tribunale ad alcune precedenti sentenze della Corte federale, nelle quali essa aveva ritenuto di dover incrementare i presupposti necessari perché la detenzione potesse essere considerata come lesiva della dignità umana (si fa riferimento alla citata sentenza del BGH nella quale aveva negato l'ipotesi di una violazione della dignità umana per una detenzione all'interno di una cella con un altro detenuto (24)).

La Corte di Karlsruhe ha contestato la legittimità di un simile procedimento di equiparazione.

È vero che la Corte federale ha escluso che la detenzione 'collettiva' determini di per sé una violazione della dignità umana. Ma, nel caso allora esaminato, si trattava di una detenzione di appena due giorni e pertanto assolutamente non riferibile alla vicenda in questione, nella quale il ricorrente è stato detenuto per 151 giorni (25). Ecco perché: «nella sua decisione il Tribunale ha trascurato che la sentenza della Corte federale si riferiva ad una circostanza estremamente differente e che quella conclusione non poteva affatto essere tradotta nel caso di specie» (26).

Si tratta cioè di un importante principio 'ermeneutico': generalizzabile è solo il principio costituzionale della inviolabilità della dignità umana, posto come limite alla attività degli istituti di pena. Per ogni vicenda rilevano caratteristiche e peculiarità di cui occorre tenere conto, evitando una connessione diretta ad altri casi che rappresentano una costellazione del tutto diversa.

Nel caso di specie il Tribunale non è riuscito a superare l'obiezione in base alla quale il ricorrente ha «[...] trascorso continuativamente circa due settimane - dal 10 ottobre 2007 fino al 24 ottobre 2007 - nelle citate condizioni di detenzione nella cella 205 [...]» (27) prefigurando pertanto una situazione di aperta violazione della sua dignità umana ed è proprio in presenza di tale violazione che il caso di specie non è assimilabile a quello cui il Tribunale ha fatto riferimento.

V. Il Tribunale costituzionale federale può dunque affermare al termine di una così circostanziata analisi che la tutela della dignità umana diventa presupposto irrinunciabile di ogni detenzione fino anche a prevedere l'interruzione o il rinvio dell'esecuzione della pena qualora, in base all'organizzazione e alla disponibilità di celle idonee degli istituti di pena, non fosse possibile prevedere detenzioni capaci di soddisfare tale prerequisito: «Così la Corte federale non ha solo formulato l'obbligo dello Stato di rinunciare immediatamente all'attuazione della pena nel caso di detenzioni non rispettose della dignità umana, piuttosto - poiché a questo obbligo corrisponderebbe il diritto del detenuto in questione di richiedere alle autorità l'interruzione ovvero il rinvio della condanna - ha così definito una nuova modalità di tutela giuridica» (28).

Dunque il BGH conferma quanto già affermato dal BGH ed esplicita che il combinato della sentenza della Corte con il §455 [in particolare III par. interruzione della pena in caso di malattia del detenuto e in particolare pericolo di vita per il detenuto in ragione della continuazione della detenzione] del Codice di procedura penale [StPO] determina il diritto per il detenuto di evitare una carcerazione che si svolga in condizioni lesive della propria dignità o di rinviarne l'esecuzione fino a che tale possibilità non possa essere garantita. In caso di un ricorso processuale, tocca, infine, ai Länder e agli istituti di pena dimostrare che le condizioni di un trattamento disumano non si siano verificate tramite l'attivazione di misure efficaci e di tutele immediate.

La Corte di Karlsruhe ha dunque definito come precondizione della detenzione la circostanza che essa debba verificarsi in piena compatibilità con il rispetto della dignità umana. L'onere di una simile disposizione autorizza a ipotizzare che non si tratti solo di un richiamo, per quanto importante e necessario, a migliorare le condizioni di detenzione, ma riveli conseguenze ben più profonde.

Senza voler forzare le parole del BVG è possibile una lettura in senso forte di questa sentenza ravvisando in essa l'avvio di una riflessione che tenti di rivedere completamente l'istituto stesso della carcerazione a partire dalla necessità di diminuire drasticamente la permanenza in carcere non solo nei termini di maggiori opportunità per i detenuti - idea che pure determina un ripensamento complessivo dell'istituzione carceraria - quanto nella previsione di un accostamento del tutto nuovo al diritto penale.

Proprio la continua attenzione della giurisprudenza a situazioni di violazione della dignità umana lascia ipotizzare che ad essere messa in discussione non sia solo la qualità della detenzione, quanto l'essere essa compatibile o meno con i valori dell'attuale civiltà giuridica: si tratta cioè di non assumere i rilievi di questa sentenza esclusivamente nel senso di una attenzione (pure necessaria e indispensabile) alle condizioni carcerarie quanto piuttosto ad un'autentica messa in questione della carcerazione stessa.

Una simile considerazione appare decisiva se si fa riferimento, ad esempio, alla cultura che si è sviluppata negli ultimi decenni e che ha visto un ritorno, non a caso definito inquietante, dell'esaltazione del carcere, quale strumento di rinnovato impegno per il benessere e la 'sicurezza' dei cittadini (29).

È convinzione di chi scrive che la sentenza del Tribunale costituzionale federale debba costituire, a maggior ragione nel nostro Paese dove il numero dei detenuti è da sempre di gran lunga maggiore rispetto alle capacità degli istituti di pena (30), rendendo del tutto vano quanto previsto dall'art. 27 3º comma della Costituzione e anzi accentuando il carattere criminogeno dei nostri istituti, l'avvio di una discussione finalizzata al un ripensamento complessivo del diritto penale e dello stesso strumento della pena detentiva. Impresa certo non facile dopo anni di ossessione sulla presunta 'sicurezza' e sulla colpevolizzazione delle nuova fasce sociali più esposte al rischio della marginalizzazione, come ad esempio i migranti: non è un caso che la struttura sociale dei detenuti configuri ormai una vera e propria ghettizzazione 'di classe' ed etnica. Sentenze del genere hanno il merito di indicare nuovamente la strada di una critica radicale e di una nuova sensibilità nel diritto penale.

Sentenza 1 BvR 409/09 - 22/02/2011 del Tribunale costituzionale federale tedesco

In nome del popolo
Nel procedimento di ricorso costituzionale

[...]

contro: la decisione della Corte di appello [Oberlandesgericht] di Köln del 27 gennaio 2009,
la decisione del Tribunale di Köln [Landgericht] del 18 agosto 2008

la Prima Camera del Primo Senato del Tribunale costituzionale federale [Bundesverfassungsgericht] [...] il 22 febbraio 2011 ha deliberato all'unanimità:

Motivi

1. Il ricorso costituzionale concerne il rigetto di una richiesta per l'assegnazione di un sussidio per le spese processuali per un'azione di responsabilità amministrativa contro il Land Nord Reno-Westfalia a causa di una detenzione lesiva della dignità umana.

I.

2. Con atto del 19 marzo 2008 il ricorrente richiedeva l'assegnazione di un sussidio per le spese processuali e consegnava quale prova della sua richiesta il progetto di un'azione per responsabilità amministrativa contro il Nord Reno-Westfalia a causa di una sistemazione carceraria non rispettosa della dignità umana in due istituti di pena, inizialmente nella qualità di detenuto in attesa di giudizio, successivamente come condannato.

3. Il ricorrente è stato detenuto complessivamente per 151 giorni in condizioni non rispettose della dignità umana.

4. Le celle n. 227 e n. 213 nell'istituto di pena K., nelle quali è stato detenuto dal 17 gennaio 2007 fino al 17 marzo 2007 sempre con un altro detenuto, presentavano una superficie di soli 8m² e uno volume di 20 m³. Quanto ai servizi, era installata una toilette divisa dallo spazio restante solo attraverso una parete di legno mobile con una piccola area protetta dalla vista altrui. Il tavolo dove venivano assunti i pasti era distante solo un metro dalla toilette. I locali di detenzione non disponevano di un impianto di ventilazione autonomo [separato].

5. Le condizioni di carcerazione nelle celle n. 257 e n. 163 nell'istituto di pena K, nelle quali il ricorrente è stato successivamente detenuto, dal 18 marzo 2007 fino al 15 maggio 2007, e la n. 205 nell'istituto di pena H, nel quale è stato detenuto dal 10 ottobre 2007 fino al 10 novembre 2007, erano identiche alle precedenti - fino ad un volume più elevato di 24 m³. Il ricorrente ha protestato per la modalità della carcerazione e ha presentato domanda di trasferimento. Tuttavia gli è stato sempre risposto che, essendo gli istituti di pena sovraffollati, un trasferimento non era possibile e che c'era una lista d'attesa.

6. Il ricorrente ha lavorato esclusivamente dal 7 settembre 2007 al 9 ottobre 2007 e ha potuto lasciare i locali di detenzione - oltre all'ora d'aria giornaliera - per otto ore. Per il resto del periodo di detenzione si trovava per 23 ore al giorno sempre insieme ad altri detenuti. Costoro non avevano alcun lavoro. Nei citati istituti di pena detenuti non lavoratori potevano fare la doccia solo due volte a settimana. Inoltre alcuni detenuti erano convinti fumatori: questo determinava nei piccoli locali un insopportabile miscuglio di fumo, miasmi dei corpi e tanfo dalla toilette.

7. In considerazione della domanda di risarcimento occorre tener presente che il ricorrente è stato esposto coercitivamente ad una situazione di pericolo per la salute e di privazione della sfera privata e che il Land ha accettato consapevolmente questa situazione. Legislazione ordinaria come il § 18 paragrafo 18 art. 2 dell'ordinamento penitenziario (StVollzG) o il § 201 non possono modificare nulla relativamente al diritto di un detenuto al rispetto della propria dignità. La cosiddetta decisione sulla connessione [Junktim-Entscheidung] della Corte federale [Bundesgerichtshof], secondo la quale una detenzione non rispettosa della dignità umana non deve avere in ogni caso come conseguenza anche un risarcimento economico, riguardava una detenzione di appena due giorni. Di contro il ricorrente è stato detenuto molto più a lungo in condizioni disumane.

8. Con la memoria del 3 luglio 2008 il Land chiedeva di rigettare la richiesta di una concessione di un sussidio per le spese processuali. Contemporaneamente ammetteva la configurazione dei locali di detenzione descritta dal ricorrente. Tuttavia differiva quanto alla durata della detenzione nelle singole celle e presentava ulteriori versioni sulle ragioni per la sistemazione proprio in quelle celle.

9. Il ricorrente è stato detenuto nella cella n. 227 nell'Istituto di pena K. solo dal 19 Gennaio 2007 fino al 20 febbraio 2007 con un altro detenuto e precisamente a causa della sua ansia per la propria sicurezza. Dal 28 febbraio 2007 fino al 17 marzo 2007 il ricorrente è stato detenuto nella cella n. 213 del medesimo istituto di pena insieme ad un altro detenuto, perché il ricorrente stesso avrebbe richiesto il trasferimento in quella cella. Nella cella n. 257 del medesimo istituto è stato alloggiato solo il 5 aprile 2007. Soprattutto non è mai stato nella cella n. 163. Invece il ricorrente è stato effettivamente sistemato dal 10 ottobre 2007 fino al 24 ottobre 2007 nella cella n. 205 dell'Istituto di pena H con un altro detenuto, dopodiché è stato solo. In ogni caso decade la pretesa del ricorrente ex § 839 paragrafo 3 BGB [Codice civile], poiché egli, perlomeno colpevolmente, non ha fatto uso né del ricorso avviato secondo la legge del Nord Reno-Westfalia [Vorschaltverfahrensgesetz], né della richiesta di una sentenza giudiziaria ex §§ 109 e ss. del Codice penitenziario né della possibilità di una protezione giuridica temporanea ex § 114 paragrafo 2 art. 2 del Codice penitenziario, sebbene ciò sia stato per lui possibile ed accettabile. Quanto al resto non c'è, come indica la sentenza della Corte federale, alcuna necessaria connessione tra la violazione della dignità umana e una richiesta di risarcimento economico.

10. Con la memoria del 8 agosto 2008 il ricorrente replicava che era stato trasferito nella cella n. 213 dell'istituto di pena K solo perché la direzione dell'istituto gli aveva comunicato che il nuovo detenuto con cui avrebbe condiviso la cella n. 227 era dipendente da eroina. Dal momento che non c'erano celle singole disponibili, il ricorrente ha richiesto di essere spostato nella cella 213 con un altro detenuto. Contrariamente a quanto affermato dal Land, il ricorrente ribadiva di essere stato detenuto nella cella n.163. Inoltre non sarebbe stato trasferito immediatamente in una cella singola neanche sulla base di una decisione del tribunale. Il Land disattende sentenze per costante mancanza di spazio: in passato le direzioni degli istituti non avevano dato seguito a sentenze anche dopo mesi. Al ricorrente sono particolarmente noti cinque casi riguardo l'istituto di pena E. Inoltre il ricorrente citava dalle Statistiche sulle esecuzioni della pena quanto alle detenzioni collettive negli istituti di pena del Land. Infine richiamava l'attenzione che ex § 119 par. 1 e 2 del Codice di procedura penale (StPO) (il procedimento normativo stabilito il 7 aprile 1987, valido fino al 31 dicembre 2009, sostituito dalla legge per la modifica del diritto sulla carcerazione preventiva del 29 luglio 2009, di seguito a.F.) in combinato con il n. 23 par. 1 dell'Ordinamento di Carcerazione preventiva (UvollzO) era sostanzialmente bandita la sistemazione comune di due detenuti in attesa di giudizio.

11. Con la decisione impugnata del 18 agosto 2008 il Tribunale rigetta l'istanza per la concessione di un sussidio per le spese processuali.

12. Il Tribunale poneva a fondamento delle sue considerazioni il fatto che il ricorrente avesse avanzato più istanze, a voce e in forma scritta, per una sistemazione singola. Gli fu comunicato che, non essendoci celle libere, non era possibile un trasferimento; tuttavia fu inserito in una lista d'attesa.

13. Inoltre nell'ambito delle valutazioni giuridiche, il Tribunale concludeva che al ricorrente non spettasse una sentenza ex combinato disposto del § 839 paragrafo 1 BGB con l'art. 34 della Costituzione.

14. Se e fino a che punto il diritto al risarcimento spetti a un condannato leso da una detenzione non rispettosa della dignità umana, in base alla sentenza della Corte Federale (31) dipende dall'entità e dalla gravità della lesione, dal motivo e dal movente dell'attore come pure dal grado della colpa. Inoltre la sistemazione comune di detenuti contraria al §18 par. 1 art. 1 del Codice penitenziario, che prevede principalmente una detenzione singola, non rappresenta violazione della dignità umana senza l'aggiunta di circostanze aggravanti e pregiudizievoli per i condannati. Questo è stato confermato chiaramente anche dal legislatore che ha ammesso espressamente nel §201 n. 3 del Codice penitenziario una eccezione per gli istituti di esecuzione, che - come l'istituto K. - sono stati costruiti dopo l'entrata in vigore della legge sull'ordinamento penitenziario (1 gennaio 1977). Appare alla Corte assolutamente dubbio se sia da valutare, in riferimento a queste disposizioni temporanee, come non rispettosa della dignità umana la sistemazione del ricorrente con altri detenuti nella cella da lui descritta. Certamente la dimensione della cella descritta dal ricorrente può suggerire l'ipotesi di una condizione non rispettosa della dignità umana, tuttavia la concessione di un risarcimento non presuppone solo la sussistenza di specifiche condizioni opprimenti dei locali, piuttosto il presunto stato angusto delle celle dovrebbe aver oppresso in modo persistente e durevole, psicologicamente o fisicamente, i detenuti in questione. Su questo, invece, il ricorrente ha riferito in modo poco particolareggiato. Non è sufficiente che si trattasse di fumatori. Per la valutazione della detenzione come non rispettosa della dignità umana occorre considerare che attraverso la specifica organizzazione del penitenziario le condizioni di detenzioni potrebbero essere del tutto mitigate. Nel caso di un lavoro dentro e fuori l'istituto la permanenza in cella si riduce notevolmente o grazie ad ulteriori pause dalla carcerazione, come ad esempio la sistemazione in pene di gruppo, la permanenza in celle chiuse si limita esclusivamente alla notte. Il ricorrente ha ottenuto simili facilitazioni nel periodo dal 7 settembre 2007 fino al 9 ottobre 2007, quando si è dedicato ad un lavoro. Ha inoltre potuto avere un'ora d'aria al giorno e prendere parte ad attività sportive e alternative. Se il ricorrente non ha fatto ricorso alle tutele provvisorie, previste dal Codice penitenziario o dalle disposizioni valide per la custodia preventiva, ha così ammesso di non considerare la detenzione comune come non rispettosa della dignità umana.

15. Il §839 par. 3 del Codice civile si oppone alla pretesa del ricorrente poiché egli non ha, colpevolmente, avviato un ricorso. Il ricorrente avrebbe potuto evitare, attraverso un ricorso, la violazione, che adesso denuncia, del suo diritto alla personalità tramite condizioni di detenzioni non rispettose della dignità umana. A tal proposito le richieste scritte ed orali per un trasferimento in una cella singola non sono sufficienti. Numerosi detenuti non si difenderebbero da un'occupazione degli spazi di detenzione considerati non rispettosi della dignità umana, per pretendere successivamente un indennizzo economico non irrilevante. Se la direzione dell'istituto non accoglie la richiesta di un detenuto per una detenzione in cella singola, il detenuto deve formulare ex §109 del Codice penitenziario richiesta di una decisione del Tribunale. Questa richiesta sarebbe da formulare conformemente al §112 par.1 del Codice penitenziario entro due settimane dopo la comunicazione della decisione [della direzione del carcere]. Non è sufficiente a motivare la mancata richiesta di una sentenza del Tribunale il fatto che il ricorrente sostenga che una richiesta sarebbe senza possibilità di successo, perché la direzione dell'istituto risponderebbe di non avere sufficienti celle singole a disposizione. Se una richiesta è fondata realmente, occorre dar corso alla richiesta di una sentenza del Tribunale alla quale segue il trasferimento in una cella singola. Oppure, se eventualmente la richiesta non è giustificata anche dopo l'esaurimento di tutti gli altri ricorsi, non occorre che sia soddisfatta la richiesta di trasferimento. In nessun caso è ammesso che l'istituto di pena non soddisfi l'ordine della Camera di esecuzione per un trasferimento in una cella singola. Questo vale soprattutto nel caso della carcerazione preventiva. Non rileva che nella giurisprudenza non sia stato accordato il sussidio per le spese processuali per una causa di responsabilità amministrativa a causa di una detenzione non rispettosa della dignità umana in riferimento al periodo anteriore alla decisione della Camera di esecuzione, perché in base alle argomentazioni precedenti non si deduce certamente la presenza di condizioni di detenzioni disumane.

16. Con lettera del 30 Settembre 2009, il ricorrente ha presentato immediato ricorso alla Corte d'appello. A tal fine il ricorrente ha fatto riferimento alla giurisprudenza della vicina Corte di Appello di Hamm per la sistemazione carceraria in quella circoscrizione giudiziaria e ha enumerato nuovamente i casi nei quali l'Istituto di pena E. non aveva dato seguito ad una sentenza giudiziaria anche dopo più mesi.

17. Si concede il sussidio per le spese processuali quando - come qui - rileva considerevolmente una serie di prove e non è presentato alcun condivisibile e concreto indizio che le prove vadano con grande probabilità a svantaggio del ricorrente. Inoltre il Tribunale costituzionale federale in relazione alla connessione obbligatoria della sentenza della Corte federale aveva sottolineato che nel caso di allora la sistemazione era avvenuta "a causa di una situazione di emergenza". Tuttavia la condizione della detenzione non si è abbattuta fatalmente sul Land. Quando il Land assume per l'esecuzione della pena più persone dei posti di detenzione a disposizione rispettosi della dignità umana, è da attribuirsi a una mancanza intenzionale di organizzazione. Secondo le statistiche 2005 nel Land circa il 40 per cento dei detenuti era alloggiato in celle comuni. Si includono i detenuti che ex § 119 comma 1 e 2, CCP a.F. (per quanto riguardano la versione procedimento del 7 aprile 1987) in combinato con il n. 23, comma 1 UVollzO non dovrebbero essere alloggiati con altri prigionieri, si arriva addirittura al 50 per cento di detenuti alloggiati in celle comuni. Ciò considerato, la ovvia affermazione del Land, in base alla quale il ricorrente sarebbe stato trasferito in una cella singola, se egli avesse fatto valere la propria pretesa esclusivamente per via giudiziaria, non può essere compresa. Richieste di una sentenza del tribunale non hanno condotto ad un "più" di camere di detenzione. Il Land stesso conferma l'esistenza una lista d'attesa. I detenuti erano consapevoli che l'attuazione della lista di attesa richiedeva diversi anni. Inoltre il ricorrente si trovava inizialmente in detenzione preventiva. Dunque la disposizione del § 201 n. 3 del Codice penitenziario non rilevava nei suoi confronti.

18. Con la decisione impugnata del 27 Gennaio 2009 la Corte d'appello ha respinto il ricorso immediato presentato dal ricorrente per le medesime motivazioni della contestata decisione del Tribunale.

19. Con il suo ricorso costituzionale del 20 Febbraio 2009 il ricorrente - tra l'altro - contesta una violazione del suo diritto alla uguaglianza di protezione giuridica ex combinato disposto art. 3, comma 1 e art. 20, comma 3 della Costituzione.

20. Il governo del Land Nord Reno-Westfalia considera che la decisione impugnata risponda ai requisiti costituzionali. Il Tribunale federale ha espresso il parere della sua giurisprudenza precedente in materia di compensazione monetaria per il danno morale in termini di responsabilità amministrativa a causa di una detenzione penitenziaria disumana. Il parlamento del Nord Reno-Westfalia si è astenuto dal dare un parere. Gli atti del procedimento iniziale sono sottoposti al Tribunale costituzionale federale.

II.

21. Il ricorso costituzionale deve essere assunto in pieno accordo con il § 93 comma 2 lettera b della legge istitutiva del Tribunale costituzionale federale [BVerfGG] poiché è avviato per il rispetto dei diritti fondamentali del ricorrente.

22. Il Tribunale costituzionale federale ha già chiarito le questioni determinanti relative al contenuto e alla portata della seguente pretesa sulla uguaglianza della tutela giuridica ex articoli 3 par. 1 e 20 par. 3 della Costituzione (32).

23. Il ricorso costituzionale è ammesso nella misura in cui il ricorrente denuncia nella decisione del Tribunale una lesione del suo diritto all'uguaglianza della tutela giuridica ex combinato disposto articoli 3 par. 1 e 20 par. 3 della Costituzione.

24. Il ricorso è fondato anche relativamente al § 93c par. 1 frase 1 BVerfGG. La contestata decisione del Tribunale lede il ricorrente nel suo diritto all'uguaglianza della tutela giuridica ex combinato disposto articoli 3 par. 1 e 20 par. 3 della Costituzione.

25. a) Il combinato disposto dall'art. 3 par. 1 e dall'art. 20 par. 3 della Costituzione impone un ampio adattamento della situazione di benestanti e non benestanti nella realizzazione della tutela giuridica. È costituzionalmente ineccepibile subordinare la concessione del sussidio alla condizione che la progettata accusa o difesa abbia una ragionevole prospettiva di successo e non appaia dolosa. L'esame delle prospettive di successo non deve servire, tuttavia, a trasferire l'accusa o la difesa nel procedimento sommario per il sussidio delle spese processuali, così che prenda il posto della causa principale (33).

26. È contraria all'obbligo di uguaglianza di protezione giuridica la circostanza che un tribunale ex § 114 tesi 1 Codice di procedura civile [ZPO] affermi che questioni giuridiche, seppur difficili non ancora chiarite, possano essere "decisive" [durchentschiede] nel procedimento per un sussidio per le spese processuali (34). Infrange l'obbligo di uguaglianza di protezione giuridica un Tribunale che ex § 114 tesi 1 ZPO considera una questione giuridica estremamente decisiva, sebbene ciò incontri gravi dubbi, come semplice o chiara e perciò risponda già nel procedimento per il sussidio per le spese processali a danno del meno abbiente (35). Una simile trasgressione è inizialmente da presupporre se il Tribunale si allontana dalla giurisprudenza più influente e dall'opinione dominante in letteratura sulla valutazione delle possibilità di successo del procedimento giuridico previsto in una questione giuridica estremamente decisiva (36).

27. b) In base a questi principi fondamentali la decisione del Tribunale che ha negato completamente un sussidio per le spese processuali non regge ad un esame ulteriore ex combinato disposto art. 3 par. 1 e art. 20 par. 3 della Costituzione.

28. aa) Ciò vale innanzitutto per il giudizio del Tribunale quanto alla possibilità di successo dell'azione proposta per risarcimento amministrativo in riferimento alla condizione necessaria [che fonda la pretesa] della violazione della dignità umana.

29. (1) Quanto all'occupazione e l'organizzazione dei locali di detenzione, sono posti limiti alla discrezione degli istituti di pena attraverso il diritto del detenuto alla tutela della propria dignità umana ex art. 1 par. 1 I rigo della Costituzione (37). I presupposti fondamentali dell'esistenza individuale e sociale dell'uomo devono essere preservati anche quando il titolare di diritti fondamentali non è adatto per la sua libera responsabilità e la comunità lo priva della libertà a causa di reati commessi. Ex art. 1 par. 1 della Costituzione in combinato con i principi dello Stato sociale discende l'obbligo dello Stato di organizzare l'esecuzione della pena in modo rispettoso della dignità umana e, perciò, di assicurare quel minimum definito innanzitutto da una esistenza rispettosa della dignità umana (38). La dignità umana è intoccabile e non può perciò essere limitata in ragione di una determinazione legislativa come i §18 par. 2 2º periodo StVollzG o § 144 StVollzG - in questo caso non rilevanti perché non autorizzano ad un intervento sulla dignità umana - (39).

30. Come fattori che indicano una lesione della dignità umana derivante dalle condizioni dello spazio di detenzione, rilevano innanzitutto la superficie per detenuto e la situazione degli impianti sanitari, soprattutto la divisione e l'areazione della toilette. Può essere indicato come fattore che attenua [alleggerisce, tempera] la situazione carceraria la riduzione del tempo di reclusione quotidiano.

31. Così secondo la giurisprudenza della Corte di appello la detenzione in una cella occupata da numerosi soggetti senza l'aggiunta di altre circostanze viene considerata come trasgressione della dignità umana, quando non si rispetta una superficie minima di 6m² e 7m² per detenuto e la toilette non è divisa ovvero non area separatamente (40). La Corte federale non contestò la valutazione del Tribunale [Instanzgericht], secondo la quale la detenzione di cinque detenuti in una cella di 16 m² con toilette integrata senza divisione di spazio non sarebbe rispettosa della dignità umana (41). In un'altra decisione la Corte riconobbe come un fattore di alleviamento della situazione carceraria la riduzione del tempo di reclusione quotidiano (42). Similmente la Corte di Berlino qualificò la sistemazione di un detenuto in una cella singola con una superficie di 5,25m² priva di spazi separati come lesione della dignità umana (43). Infine anche il Tribunale costituzionale federale in più sentenze ha qualificato come violazione della dignità umana la detenzione che non osservi la citata superficie minima, priva di uno spazio separato per la toilette integrata nella cella (44).

32. (2) Il Tribunale del Land, con il giudizio sulla possibilità di successo della prevista azione legale di responsabilità amministrativa in riferimento alla condizione necessaria [che fonda la pretesa] della violazione della dignità umana, si è allontanato dalla citata giurisprudenza ordinaria e costituzionale

33. Le condizioni di detenzione ritenute adatte dal Tribunale soddisfano i criteri sopra descritti per la violazione della dignità umana, dal momento che normalmente nelle celle occupate dal ricorrente la superficie minima per ogni detenuto non era sufficiente e la toilette integrata nella cella non era divisa e dotata di un sistema di areazione. Le conclusioni del Tribunale rivelano che esso ha voluto indicare quale presupposto per fondare la pretesa di una violazione della dignità umana - oltre alla circostanza dello stare al di sotto di una superficie minima per ogni detenuto e di una toilette integrata nella cella senza spazi separati e areazione- ulteriori circostanze necessarie, che possono non basarsi sulla citata giurisprudenza della Corte federale. Anche la connessione obbligatoria a cui si è fatto riferimento della decisione della Corte federale non lascia alcun dubbio sul fatto che tali condizioni, relative allo spazio di detenzione, possono costituire un trattamento disumano (45). La Corte federale non ha finora enunciato ulteriori requisiti quanto ai presupposti per fondare una pretesa piuttosto esclusivamente quanto alle conseguenze giuridiche (46) e, precisamente per soddisfare le peculiarità del caso (47), quanto alla questione del risarcimento economico. Tanto meno rileva la seconda decisione della Corte federale assunta come criterio, in quanto si riferisce ad una costellazione completamente diversa. Si trattava di una semplice sistemazione doppia [cella doppia] contraria al § 18 comma 1 frase 1 del Codice penitenziario - non era in questione una trasgressione dello spazio minimo per ogni detenuto senza la separazione fisica e la ventilazione della toilette. D'altra parte il detenuto in questione aveva un lavoro e si trovava dalle 13.00 sino alle 19.00 in un reparto in parte con una zona aperta (48).

34. Le altre argomentazioni palesano che il Tribunale ha voluto sostenere che nel caso presente sarebbero state comunque esibite circostanze che avrebbero alleviato le condizioni di detenzione: queste valutazioni si rivelano costituzionalmente insostenibili. Il punto di vista del Tribunale, per il quale il ricorrente nel periodo dal 7 Settembre 2007 al 9 Ottobre 2007 era dedito ad un lavoro, cade nel vuoto perché il ricorrente non ha presentato alcuna domanda per quel periodo. Il Tribunale ha affermato che il ricorrente poteva prendere parte quotidianamente a gruppi di sport e attività ricreative ma non è già chiaro come il Tribunale sia giunto a questa considerazione dal momento che sia il ricorrente che il Land non ne hanno fatto cenno nel corso del procedimento. Inoltre il Tribunale stesso ha basato le sue valutazioni sul fatto incontestabile che il ricorrente si trovasse quotidianamente per 23 ore sempre insieme a diversi detenuti in una cella. A parte ciò non si ricava dalle valutazioni del Tribunale e non è altrimenti verificabile come - secondo la formulazione del ricorrente nella procedura di ricorso costituzionale - le proposte di sport e attività alternative, normalmente della durata di mezz'ora, potessero avere effetti sul tempo e, di conseguenza, sulle condizioni di detenzione. Analoga considerazione può essere formulata quando il Tribunale fa riferimento all'ora d'aria giornaliera (49). Ciononostante il problema di stabilire il numero di ore da sottrarre al tempo quotidiano trascorso in cella perché le condizioni di detenzione siano alleviate in modo che non si produca più una violazione della dignità umana, non può essere considerato sufficientemente chiarito nel senso della scala sopra discussa della uguaglianza alla tutela giuridica per la concessione di un sussidio per le spese processuali.

35. Infine il Tribunale non poteva negare la possibilità di successo della richiesta di tutela giuridica per la mancata violazione della dignità umana con la motivazione che il ricorrente poteva essere stato leso soggettivamente in modo non considerevole nella sua dignità umana dato che non aveva adito ad alcun ricorso giuridico. Allo stesso modo sono insostenibili le valutazioni del Tribunale secondo le quali il ricorrente abbia accettato quelle condizioni di detenzione e pertanto, a causa della rinuncia ad un diritto fondamentale, non sarebbe stato leso nella sua dignità umana. Il Tribunale, da un lato, non ha provato se la supposizione di un consenso efficace del ricorrente nella sua qualità di detenuto in attesa di giudizio fosse già giuridicamente ostacolata ex §119 par. 2 sat.1 StPO a.F. Ovvero se fossero soddisfatte le richieste sviluppate dalla giurisprudenza quanto ad un consenso efficace del ricorrente nella sua qualità di condannato (50). Sopratutto il Tribunale non ha provato se la dignità umana sia un diritto fondamentale disponibile, che ammetta una rinuncia ad un diritto fondamentale (51). Anche simili questioni giuridiche non possono essere valutate come sufficientemente chiarite - a danno del ricorrente - nel senso del sopracitato criterio dell'uguaglianza della tutela giuridica per la concessione di un sussidio per le spese processuali.

36. bb) Anche la valutazione del Tribunale sulla possibilità di successo del previsto ricorso in riferimento all'obiezione che annulla la pretesa del § 839 comma 3 BGB non soddisfa i requisiti costituzionali.

37. Può restare aperta la questione se sia da contestare costituzionalmente la decisione del Tribunale in base alla quale il ricorrente avrebbe colpevolmente evitato la presentazione del ricorso, valutato dal Tribunale possibile e accettabile, in particolare quanto alla tutela giuridica provvisoria, secondo il Codice penitenziario per il periodo di condanna (52) e secondo il codice di procedura penale per il periodo di detenzione in attesa di giudizio (53) nel senso del § 839 par. 3 Codice civile. Il Tribunale ha in ogni caso pienamente assunto la causalità ipotetica del mancato ricorso per l'impedimento dell'inizio del danno con una motivazione costituzionalmente non solida.

38. (1) Secondo la sentenza della Corte federale l'obbligo di risarcimento ex art. 839 par. 3 del Codice Civile può essere negato del tutto solo quando la proposta di un ricorso avrebbe evitato del tutto la comparsa del danno. Se la presentazione di un ricorso solo da un determinato momento avrebbe evitato ulteriori danni, decade la pretesa di un risarcimento solo in riferimento a questi danni successivi, ma tuttavia resta per quelli precedenti (54). Per la causalità tra la non presentazione del ricorso e il sopraggiungere di danni l'onere di presentare la prova cade su colui che ha provocato i danni (55). Se ci si chiede quale esito avrebbe avuto la questione se il ricorso fosse stato avviato, occorre tener presente fondamentalmente la modalità in base alla quale sarebbe stato deciso dalla concreta prassi giuridica (56).

39. (2) Il Tribunale si è allontanato a svantaggio del ricorrente dalla normale ripartizione dell'onere della esposizione e della prova secondo la sentenza citata dal massimo organo giurisdizionale.

40. L'opinione del Tribunale, secondo la quale sarebbe stata accolta una richiesta del ricorrente di una decisione giuridica ex § 109 del Codice penitenziario, non da ultimo di una tutela provvisoria ex § 114 del Codice penitenziario, - e certamente anche ex §119, §126 par. 1 e 2 StPO a.F. in collegamento con 73, 75 par. 1 UvollzO - dalla quale deriverebbe un trasferimento in una cella singola, con la conseguenza che sarebbe stata pienamente evitata una violazione della dignità umana, non può fondarsi su di una formulazione adeguatamente sostanziata dello stesso Land obbligato alla giustificazione. Sulla questione della causalità ipotetica del mancato ricorso giuridico il Land non ha affatto preso posizione. Inoltre il Tribunale ha posto come incontestabili le sue argomentazioni giuridiche secondo le quali negli Istituti di pena c'era una lista di attesa per il trasferimento. Il ricorrente ha inoltre contestato che l'avvio di un ricorso avrebbe evitato subito e perciò pienamente la violazione; inoltre, sebbene non cada su di lui l'onere della prova, ha presentato anche indizi concreti, ha citato soprattutto le statistiche 2005 delle istituzioni penitenziarie quanto a sistemazioni comuni nei penitenziari del Land, ha citato il caso esemplificativo di condannati della vicina Corte d'appello distrettuale del Land come pure una serie di decisione della vicina Corte d'appello, che constavano un equivalente deficit dell'esecuzione della pena degli istituti penitenzieri per insufficienza di spazio (57). Perciò spettava al Land non solo di riferirsi principalmente alla causalità ipotetica delle soluzioni giuridiche provvisorie, piuttosto di esporre circostanziatamente in base a quali motivi e - quanto a ciò in considerazione di una tutela giuridica provvisoria - da quale momento esse avrebbero prodotto effetti concreti in riferimento alle condizioni di detenzione del ricorrente.

41. cc) Inoltre il Tribunale ha deciso in base alla valutazione delle possibilità di successo del previsto ricorso amministrativo in riferimento al lato degli effetti giuridici di un diritto fatto valere, la concessione di un risarcimento economico, una difficile e notevole questione giuridica.

42. La Corte federale subordina un risarcimento economico per condizioni disumane di detenzione ad ulteriori requisiti, come l'importanza e la portata della violazione, la causa e il motivo dell'agente e secondo il grado della sua colpevolezza. Per quanto riguarda l'intensità della violazione, la Corte fa riferimento ad una concreta menomazione del benessere fisico o psichico (58). Tuttavia la Corte in quel caso ha chiaramente stabilito questi requisiti supplementari in ragione della breve durata - appena due giorni - di quella detenzione disumana. A questo proposito anche il Tribunale costituzionale federale ha concluso che la circostanza sulla quale si fondava la sentenza della Corte federale presentava circostante specifiche, che non possono determinare la generalizzazione delle direttive formulate in quel caso per la concessione di un risarcimento economico (59). In conformità a ciò la decisione della Corte d'appello, in base ad una più lunga durata della detenzione non rispettosa della dignità umana, rinuncia ad ulteriori requisiti come la compromissione del benessere fisico o psichico o li considera come presenti (60).

43. (2) Nella sua decisione il Tribunale ha trascurato che la sentenza della Corte federale si riferiva ad una circostanza estremamente differente e che quella conclusione non poteva affatto essere tradotta nel caso di specie (61).

44. In base a quanto dichiarato dal Land stesso nel procedimento per l'attribuzione di un sussidio per le spese processuali, il ricorrente ha trascorso continuativamente circa due settimane (dal 10 ottobre 2007 fino al 24 ottobre 2007) nelle citate condizioni di detenzione nella cella 205 senza che fossero alleviate.

45. Per il periodo dal 19 gennaio 2007 fino al 20 febbraio 2007 il Land si difende affermando che la detenzione con un detenuto nella cella 227 nell'Istituto di pena K. sia stata determinata dalla dipendenza del ricorrente per la propria sicurezza, per prevenire il rischio di un suicidio. Per il periodo dal 28 febbraio fino al 17 marzo 2007 il Land riferisce che il trasferimento nella cella 213 dell'istituto penitenziario K. era conseguenza di una richiesta del ricorrente, mentre questi controbatte di aver solo chiesto di evitare la detenzione con il suo nuovo compagno di cella eroinomane. Tuttavia è incerto se queste ragioni per la sistemazione addotte dal Land sono state adatte a migliorare le condizioni di detenzione in modo che non si determinasse più una violazione della dignità umana. È dubbio se l'argomentazione sia fondata costituzionalmente, tutt'al più sembra accentuare la mancanza di spazi nei predetti Istituti di pena. Tuttavia questo può restare in sospeso. Cionondimeno, in base allo stesso rapporto del Land, occorre considerare un lasso tempo che supera di molto la durata di detenzione posta a fondamento della decisione della Corte federale.

46. In tal senso il Tribunale ha giudicato senza esaminare la questione, anticipando il procedimento principale al procedimento per il sussidio per le spese legali, una questione giuridica complicata, sino ad oggi poco chiara, che, come mostra la giurisprudenza della Corte federale, può essere risolta anche diversamente.

47. c) La decisione impugnata del Tribunale è basata sui citati vizi giuridici costituzionali. Non è da escludere che il tribunale giungesse almeno in parte ad una decisione diversa attraverso il necessario rispetto delle norme costituzionali in materia.

48. Inoltre non è accertato con la necessaria evidenza che il ricorrente non avrebbe avuto successo anche nel caso di un rinvio al Tribunale [quello che avrebbe giudicato la questione nel merito, Ausgangsgericht] (62).

49. Non si giunge ad un altra valutazione se si fa riferimento alla più recente giurisprudenza della Corte federale sulla causalità ipotetica ex § 839 abs. 3 BGB sul ricorso amministrativo a causa di detenzione disumana (63). Nella decisione citata la Corte federale non ha espressamente adattato per la causalità ipotetica del mancato ricorso alla (ipotetica) possibilità degli istituti di pena, di sistemare i detenuti in questione in modo rispettoso della dignità umana, piuttosto ha ripreso l'esame giuridico seguente all'obbligo della tutela della dignità umana, in base al quale l'esecuzione della pena sarebbe da interrompere se e solo quando sia possibile una diversa detenzione in condizioni non lesive della dignità umana. Così la Corte federale non ha solo formulato l'obbligo dello Stato di rinunciare immediatamente all'attuazione della pena nel caso di detenzioni non rispettose della dignità umana, piuttosto - poiché a questo obbligo corrisponderebbe il diritto del detenuto in questione di richiedere alle autorità l'interruzione ovvero il rinvio della condanna (64) - ha così definito una nuova modalità di tutela giuridica. Tuttavia né le parti di quel procedimento iniziale né quelle dell'attuale procedimento né ancora la giurisprudenza e gli atti hanno mai preso in considerazione una simile possibilità di tutela in passato. Nel caso del rinvio per il giudizio del procedimento per il sussidio per le spese processuali che qui è in dubbio non è certo con sicurezza sufficiente che le possibilità di tutela sviluppate dalla Corte federale sarebbero state effettivamente tradotte al momento determinante nella prassi giuridica e così sarebbe stato possibile, accettabile e convincente il ricorso delle possibilità di tutela giuridica. Questo sarà chiarito solo tramite lo sviluppo di un procedimento principale nel quale il Land sostenga l'onera della prova. In considerazione di questa incertezza tocca ai Tribunali specifici verificare se e fino a che punto la mancata adesione al ricorso riguardi pretese già sorte in passato § 839 BGB.

50. Per quanto riguarda le denunce di violazione di altri diritti fondamentali il ricorso costituzionale non viene assunto.

51. La decisione contestata della Corte di appello condivide le mancanze appurate della sentenza del Tribunale. La Corte d'Appello ha palesemente fatto proprie le motivazioni della Tribunale.

52. La decisione sul risarcimento delle spese necessarie del ricorrente deriva ex § 34a par. 2 BVerfGG.

53. La determinazione del valore della questione si basa sul § 37 par. 2 art. 2 in collegamento con § 14 par. 1 art. 1

(Traduzione di Fernando D'Aniello)

Note

1. 1 BvR 409/09 - 22/02/2011.

2. «Proibizione della tortura. Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o a trattamenti disumani o degradanti», art. 3 Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Seppur non direttamente coinvolti nella giurisprudenza in esame, meritano comunque di essere menzionati gli artt. 1, «Dignità umana. La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata» e 4 «Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti. Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti» della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Per un primo inquadramento del rapporto tra l'attività della CEDU e gli Stati nazionali sul tema, si veda C. Minnella, Il prezioso contributo della corte europea dei diritti dell'uomo in tema di diritti del detenuto e tutela giurisdizionale, in Rassegna penitenziaria e criminologica, 3 2003, Roma pp. 137-164. Si veda anche G. Caputo, Carcere e diritti sociali, numero monografico di Briciole, Trimestrale del Cesvot - Centro servizi Volontariato Toscana, n. 24, Aprile 2010, in particolare il I Capitolo, pp. 21-59.

3. «[...] va tenuto ben presente che [...] la pena detentiva lede diritti fondamentali»; così K. Lüderssen, Funzionalismo e controllo della devianza, in Diritti dell'uomo e sistema penale, vol. I, a cura di S. Moccia, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 2002, p. 215; poco più avanti si legge: «La società moderna con le sue complesse istituzioni e i suoi sistemi di comunicazione è giunta a una tale raffinatezza che la galera rappresenta una grottesca contraddizione. Solo gli elementi irrazionali del nostro attuale bisogno di punizione e la connessa mancanza di fantasia nell'individuazione di nuove alternative possono spiegare questa situazione».

4. III ZR 361/03. Sentenza relativa ai presupposti in base ai quali spetti a un detenuto un risarcimento economico per condizioni di detenzione non rispettose della dignità umana.

5. III ZB 89/05.

6. III ZR 124/09. Sentenza relativa alla questione della causalità tra il mancato avvio di un ricorso giuridico e la comparsa di un danno per detenzione non rispettosa della dignità umana in un istituto di pena.

7. 2 BvR 553/01. Tutte le sentenze del BVG citate muovono da una richiesta dei ricorrenti di tutela dei propri diritti fondamentali.

8. 2 BvR 261/01. In questo caso si afferma invece che la dignità dei detenuti costituisce un limite per il ricorso a detenzioni all'interno di celle troppo piccole e, proseguendo, «un valore supremo si deve al diritto al rispetto della dignità umana; esso è da considerare come un principio costitutivo trainante nel sistema dei diritti fondamentali»; cfr. n. 17.

9. 2 BvR 2201/05. In questo caso, pur essendo considerato il ricorso non ricevibile, si confermò l'importante indicazione, assunta dal BVG anche nella sentenza qui annotata che: «Sono posti limiti attraverso il diritto del detenuto alla tutela della propria dignità alla discrezione degli istituti penitenziari quanto alle modalità di occupazione e organizzazione degli spazi per la detenzione»; cfr. n. 12.

10. «Rispettare e proteggere la dignità dell'uomo è obbligo di ogni potere dello Stato» cfr. n. 13, 2 BvR 2201/05.

11. Vale la pena di rammentare che con la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti dal 1987 è attivo un Comitato [CPT] che prende il nome dalla Convenzione stessa. Il Comitato svolge visite periodiche e ad hoc, ad esempio, negli istituti di pena, ed elabora rapporti e raccomandazioni. Proprio all'interno del documento Gli Standard del CPT - Rilievi essenziali e generali dei Rapporti Generali del CPT si evidenziano interessanti indicazioni. Relativamente alle dimensioni della cella, si legge «La questione di quale sia la grandezza ragionevole di un cella di polizia (o qualsiasi altro luogo di sistemazione di un detenuto/prigioniero) è complessa. Molti fattori devono essere presi in considerazione in tale valutazione. [...] Il criterio che segue (considerato come un livello auspicabile piuttosto che uno standard minimo) è attualmente usato nel valutare celle di polizia intese per essere occupate da una sola persona che resti al massimo qualche ora: nell'ordine di 7 metri quadrati, 2 metri o più tra le pareti, 2 metri e mezzo tra il pavimento e il soffitto» p. 8; «Un programma soddisfacente di attività (lavoro, istruzione, sport, etc.) è di cruciale importanza per il benessere dei detenuti.», p. 17. L'intera documentazione è disponibile anche in lingua italiana.

12. Cfr., in particolare, nn. 3, 4, 5 della Sentenza.

13. «Il ricorrente ha lavorato esclusivamente dal 7 settembre 2007 al 9 ottobre 2007 e ha potuto lasciare i locali di detenzione - oltre all'ora d'aria giornaliera - per otto ore. Per il resto del periodo di detenzione si trovava per 23 ore al giorno sempre insieme ad altri detenuti.» cfr. n. 6 della Sentenza.

14. Cfr. nn. 25, 26, 27 e 46 della Sentenza.

15. «L'obbligo di risarcimento non rileva quando il danneggiato, con dolo o colpa, ha omesso di evitare il danno attraverso l'utilizzo di uno strumento giuridico».

16. «Secondo la sentenza della Corte federale l'obbligo di risarcimento ex art. 839 par. 3 del Codice Civile può essere negato del tutto solo quando la proposta di un ricorso avrebbe evitato del tutto il verificarsi del danno. Se la presentazione di un ricorso solo da un determinato momento avesse evitato ulteriori danni, decade la pretesa di un risarcimento solo in riferimento a questi danni successivi, ma tuttavia permane per quelli precedenti»; cfr. n. 38 della Sentenza.

17. Giova ribadire quanto affermato dallo stesso BVG nella citata sentenza del 13 marzo 2002: «In base a consolidata giurisprudenza del BVG l'art. 19 par. 4 del GG non concede solo il diritto formale e la possibilità teorica di appellarsi al tribunale, piuttosto garantisce anche l'effettività della protezione giuridica. Il cittadino gode di un diritto sostanziale ad un reale controllo giudiziario»; cfr. n. 15.

18. Cfr. n. 30 della Sentenza.

19. Cfr. n. 29 della Sentenza. E ancora: «La questione relativa agli standard al di sotto dei quali si determina un mancato rispetto ed è lesa la dignità del danneggiato, nella misura in cui si tratta della tutela di un minimum dei presupposti materiali per una esistenza rispettosa della dignità umana, può essere risolta [...] non senza riferimento alle condizioni generali, anche economiche» n. 14 della citata sentenza del BVG del novembre 2007.

20. Da segnalare su questa valutazione specifica dello spazio di detenzione l'importante giurisprudenza della CEDU e, in particolare, al caso Sulejmanovic c. Italia 16 luglio 2009 ricorso n. 22635/03: «Agli occhi della corte, la mancanza evidente di spazio personale di cui il richiedente ha sofferto, è di per sé costitutiva di un trattamento disumano o degradante». Si veda sul punto M. Bortolato, Sovraffollamento carcerario e trattamenti disumani o degradanti, in Questione giustizia n. 5, 2009, in particolare dove si rileva che l'interesse della sentenza non è determinato dal riconoscimento del diritto «di ogni detenuto a disporre di uno spazio adeguato quanto dalla sua applicazione pratica e [...] esclusiva» proprio in considerazione del fatto che «l'esiguità dello spazio a disposizione del detenuto mai aveva costituito criterio esclusivo» p. 113.

21. Il riferimento va nuovamente alla sentenza del BGH del settembre 2006, nella quale rilevante fu la circostanza che il ricorrente poteva trascorrere parte della detenzione non all'interno della cella.

22. «[...] i detenuti non possono essere lasciati semplicemente a languire per settimane, a volte mesi, chiusi nelle loro celle, e questo indipendentemente da quanto siano buone o meno le condizioni materiali all'interno delle celle. Il CPT ritiene che bisognerebbe mirare ad assicurare ai detenuti in attesa di giudizio la possibilità di trascorrere una parte ragionevole del giorno (8 ore o più) fuori dalle loro celle, occupati in attività significative di varia natura. Naturalmente, i regimi negli istituti per detenuti la cui sentenza è definitiva dovrebbero essere ancora più favorevoli», Standard CPT, pp. 17 e 18.

23. «A parte ciò non si ricava dalle valutazioni del Tribunale e non è altrimenti verificabile come - secondo la formulazione del ricorrente nella procedura di ricorso costituzionale - le proposte di sport e attività alternative, normalmente della durata di mezz'ora, potessero avere effetti sul tempo e, di conseguenza, sulle condizioni di detenzione»; cfr. n. 34 della Sentenza.

24. Come già ricordato, la Corte federale nella sentenza del 28 settembre 2002 chiarì che «La semplice detenzione comune contrariamente a quanto previsto dal § 18, 1 par. 1 periodo può non essere valutata come violazione della dignità umana senza l'aggiunta di circostanze aggravanti sfavorevoli per i detenuti».

25. Si tratta della citata sentenza del BGH 361/03 del 4/11/2004, nella quale la detenzione si era svolta per soli due giorni in un ambiente estremamente ridotto (una cella con un pavimento di 16m² complessivi per quattro detenuti) dal 10 al 12 luglio 2002. La Corte ritenne valida la decisione del Oberlandesgericht di respingere la richiesta di ulteriori risarcimenti oltre a quelli accordati dal tribunale.

26. Cfr. n. 43 della Sentenza.

27. Cfr. n. 44 della Sentenza.

28. Cfr. n. 49 della Sentenza. Il riferimento interno è alla citata sentenza della Corte federale dell'11 marzo 2010.

29. Indicazioni bibliografiche sarebbero in questo caso superflue. Oltre alla letteratura 'classica', ad esempio i lavori foucaultiani, si rinvia a puro titolo esemplificativo a tre punti di vista in qualche modo 'paradigmatici'. «[...] in questi ultimi anni in Italia - ma più in generale nel mondo occidentale il vocabolario punitivo sia progressivamente venuto imponendosi nella comunicazione sociale e politica, sostituendo o comunque relativizzando altri vocabolari, con l'effetto di produrre coesione sociale nella produzione di maggiore penalità»; così M. Pavarini, Processi di ri-carcerizzazione e "nuove" teorie giustificative della pena, in Rassegna penitenziaria e criminologica, 1/3 2000, p.105 il quale parla anche di «regresso ad una "penologia fondamentalista"» come di «una penalità liberata nei suoi contenuti e nelle sue forme da ogni vincolo razionale» p. 120. Si legga pure per considerazioni analoghe, pur formulate da un'ottica diversa, S. Margara, Il "Carcere utile". Il senso di un impegno. Intervento in ricordo di Mario Gozzini, in Questione giustizia 3/2000, p. 409: «Mi chiedo: che rapporto c'è fra la affermazione incondizionata della sicurezza, volta a rimuovere gli elementi di disturbo sociale e la deresponsabilizzazione rispetto ad un autentico intervento sulle causa del disturbo e del disagio sociale di molti». E ancora: «Va peraltro considerato come sussistano, oggi, seri pericoli di arretramento rispetto alle acquisizioni dello stesso attuale sistema sanzionatorio pensale italiano, imperniato su una centralità tuttora quasi incontrastata della pena edittale detentiva [...]: pericoli che rimandano a modelli, soprattutto americani, di neutralizzazione puramente custodialistica riferiti a determinati tipi di autore» cfr. voce Pena criminale a cura di Luciano Eusebi in Dizionario di diritto pubblico, diretto da S. Cassese, vol. V, Giuffrè, Milano, 2006, p. 4202.

30. Prezioso, ancora una volta, è il rimando al recente lavoro di G. Caputo, Carcere e diritti sociali, cit.

31. Rinvio a: BGHZ 161, 33 ss..; BGH 28/09/2006 - III ZB 89/05 - NJW 2006, p. 3572.

32. Cfr. BVerfGE 81, 347 <p.356.>; BVerfG, Decisioni della III Camera del Primo Senato del 7 Maggioi 1997 - 1 BvR 296/94 -, NJW 1997, S. 2745 <2746>; del 14 Aprile 2003 - 1 BvR 1998/02 -, NJW 2003, S. 2976 <2977>; del 1 Luglio 2009 - 1 BvR 560/08 -, juris Rn. 13; Decisione della I Camera del Primo Senato Senato del 5 Febbraio 2003 - 1 BvR 1526/02 -, NJW 2003, S. 1857 <1858>; Decisione della II Camera del Primo Senato dell'8 Novembre 2004 - 1 BvR 2095/04 -, NJW-RR 2005, S. 500 <501>; Decisione della I Camera del I Senato del 29. Mai 2006 - 1 BvR 430/03 -, juris Rn. 17.

33. Cfr. BVerfGE 81, 347 <356 f.>.

34. Cfr. BVerfGE 81, 347 <359>.

35. Cfr. BVerfGE 81, 347 <359 f.>.

36. Cfr. BVerfG, Decisione della I Camera del I Senato del 5 Febbraio 2003 - 1 BvR 1526/02 -, NJW 2003, p. 1857 <1858>; Decisione della II Camera del Primo Senato del 8 Novembre 2004 - 1 BvR 2095/04 -, NJW-RR 2005, p. 500 <501>; Decisione della I Camera del Primo Senato del 29. Maggio 2006 - 1 BvR 430/03 -, juris Rn. 17.

37. Cfr. Decisione della III Camera del II Senato del 27 Febbraio 2002 - 2 BvR 553/01 -, NJW 2002, p. 2699 <2700>.

38. Cfr. BVerfGE 45, 187 <228>; 109, 133 <150>; BVerfGK 7, 120 <123>.

39. Cfr. BVerfG, Decisione della III Camera del II Senato del 27 Febbraio 2002 - 2 BvR 553/01 -, NJW 2002, p. 2699 <2700>.

40. Cfr. OLG Frankfurt am Main, Decisione del 18 Luglio 2003 - 3 Ws 578/03 -, NJW 2003, p. 2843 <2845>; OLG Naumburg, Decisione del 3. Agosto 2004 - 4 W 20/04 -, NJW 2005, p. 514; OLG Karlsruhe, Sentenza del 19 Luglio 2005 - 12 U 300/04 -, NJW-RR 2005, p. 1267; OLG Hamburg, Sentenza del 14 Gennaio 2005 - 1 U 43/04 -, juris Rn. 49; OLG Koblenz, Sentenza del 15. Marzo 2006 - 1 U 1286/05 -, juris Rn. 11 ss.; OLG Karlsruhe, Decisione del 9 Gennaio 2006 - 1 Ws 147/05 -, juris Rn. 2; OLG Hamm, Decisione del 13 Giugno 2008 - 11 W 78/07 -, juris Rn. 20 ss..; OLG Hamm, Sentenza del 18 Febbraio 2009 - 11 U 88/08 -, juris Rn. 48.

41. Cfr. BGHZ 161, 33 <35>.

42. Cfr. BGH, Decisione del 28 Settembre 2006 - III ZB 89/05 -, NJW 2006, p. 3572.

43. Cfr. VerfGH Berlin, Decisione del 3. Novembre 2009 - 184/07 -, juris Rn. 2, Rn. 22 ss.

44. Cfr. BVerfG, Decisioni della III Camera del II Senato del 27 Febbraio 2002 - 2 BvR 553/01 -, NJW 2002, p. 2699 <2700>; del 13. Marzo 2002 - 2 BvR 261/01 -, NJW 2002, p. 2700 <2701>; BVerfG, Decisione della II Camera del II Senato del 13 Novembre 2007 - 2 BvR 2201/05 -, juris Rn. 16 s.

45. Cfr. BGHZ 161, 33 <33 i.V.m. 35>.

46. Cfr. BGHZ 161, 33 <37, 38>.

47. Cfr. BVerfGK 7, 120 <124>.

48. Cfr. BGH, Decisione del 28 Settembre 2006 - III ZB 89/05 -, NJW 2006, p. 3572.

49. Cfr. BGHZ 161, 33 <33 f. i.V.m. 35>.

50. Cfr. OLG Celle, Sentenza del 2 Dicembre 2003 - 16 U 116/03 -, NJW-RR 2004, p. 380 <381>; OLG Karlsruhe, Sentenza del 19 Luglio 2005 - 12 U 300/04 -, NJW-RR 2005, p. 1267 <1268>.

51. Cfr. di contro: BVerwG, Sentenza del 17 Ottobre 2000 - BverwG 2 WD 12/00, 13/00 -, NJW 2001 p. 2343 <2344>; BSG, Sentenza del 6. Maggio 2009 - B 11 AL 11/08 -, juris Rn. 25.

52. Cfr. § 114 par. 2 2º periodo StVollzG.

53. Cfr. § 119, § 126 par. 1 e 2 StPO a.F. in combinato con nn. 73, 75 par. 1 UvollzO.

54. Cfr. BGH, Sentenza del 16 Gennaio 1986 - III ZR 77/84 -, NJW 1986, S. 1924; in particolar modo relativamente ad un ricorso amministrativo per condizioni di detenzione non rispettose della dignità umana: OLG München, Decisione del 10 Agosto 2006 - 1 W 1314/06 -, NJW 2007, p. 1986.

55. Cfr. BGH, Sentenza del 9 Ottobre 2003 - III ZR 342/02 -, NJW 2004, p. 1241 <1242>; Sentenza del 11 Marzo 2010 - III ZR 124/09 -, NJW-RR 2010, p. 1465.

56. Cfr. BGH, Sentenza del 9 Ottobre 2003 - III ZR 342/02 -, NJW 2004, p. 1241 <1242>.

57. Cfr. OLG Hamm, Decisioni del 13 Giugno 2008 - 11 W 54/08, 11 86/07, 11 W 77/07, 11 W 78/07, 11 W 85/07 -, juris.

58. Cfr. BGHZ 161, 33 <37>.

59. Cfr. BVerfGK 7, 120 <121, 124>.

60. Cfr. OLG Hamburg, Sentenza del 14 Gennaio 2005 - 1 U 43/04 -, juris Rn. 60, 62; OLG Hamm, Sentenza del 18 Febbraio 2009 - 11 U 88/08 -, juris Rn. 70 a.E.

61. Cfr limitatamente alla strutturazione di altri casi: BVerfG, Decisione della II Camera del I Senato del 19 Febbraio 2008 - 1 BvR 1807/07 -, juris Rn. 31.

62. Cfr. BVerfGE 90, 22 26.

63. Cfr. BGH, Sentenza del 11 Marzo 2010 - III ZR 124/09 -, NJW-RR 2010, p. 1465 <1466>.

64. Cfr. § 455 StPO.