ADIR - L'altro diritto

ISSN 1827-0565

Introduzione

Donata Ciliberto, 2005

Oggetto di questa ricerca è l'inserimento del lavoratore migrante nel mercato del lavoro italiano. L'obiettivo è di mettere a fuoco le modalità attraverso le quali tale inserimento avviene, soprattutto a seguito delle modifiche legislative intervenute negli ultimi anni sia nella legislazione sull'immigrazione, sia nella legislazione sul lavoro. Si esamineranno in particolare le recenti riforme intervenute in entrambi i settori:

Si cercherà di capire se le due politiche - del lavoro e dell'immigrazione - siano fra loro compatibili, o se invece si muovano in direzioni divergenti. La rilevanza di questa tematica è proporzionale alla sempre maggiore importanza che i lavoratori extracomunitari stanno assumendo nel mercato del lavoro italiano. Il fenomeno dell'immigrazione per motivi di lavoro, già consistente negli anni passati, appare sempre più rilevante. Il 9 maggio scorso sono state rese note le anticipazioni del Dossier Statistico Immigrazione 2005 della Caritas italiana, della Caritas di Roma e della Fondazione Migrantes, che verrà pubblicato in versione estesa nell'ottobre di quest'anno. Dal Dossier emerge che in 35 anni il numero dei migranti in Italia è aumentato di 30 volte: nel 1970 gli stranieri presenti regolarmente sul territorio italiano erano meno di centomila, mentre attualmente sono quasi tre milioni. Dall'anticipazione risulta che gli immigrati sono presenti in tutto il territorio nazionale ma la maggioranza di essi risiede nelle regioni settentrionali e centrali.

Secondo la Caritas, l'immigrato può costituire un'opportunità per il paese di arrivo da un punto di vista economico ed essere un operatore economico importante. Negli ultimi sei anni la forza lavoro degli immigrati è aumentata di quasi un milione di unità e "i nuovi posti di lavoro creati nel paese devono in prevalenza essere attribuiti a loro inserimento". D'altra parte va ricordato il notevole numero di nuove aziende che gli immigrati stanno creando: secondo i dati della Confederazione Nazionale dell'Artigianato (CNA) il numero complessivo dei titolari di impresa con cittadinanza straniera al 30.6.2004 risultava pari a 71.843, il 27% in più rispetto all'anno precedente, quando invece ammontavano a 56.421. (1)

Il valore del migrante come risorsa economica fondamentale per il paese di arrivo è al centro del "Libro Verde" della Commissione europea presentato a Bruxelles l'11 gennaio 2005. Obiettivo principale del "Libro verde" è trovare una disciplina comune per regolare il fenomeno dell'immigrazione, proprio perché: "sebbene l'immigrazione in sé non rappresenti una soluzione al problema dell'invecchiamento demografico, saranno necessari sempre maggiori flussi migratori per far fronte alle esigenze del mercato del lavoro dell'UE e per garantire la prosperità dell'Europa". Leggiamo sempre nel "Libro Verde": "È quindi particolarmente importante che una politica comunitaria in materia di immigrazione per motivi economici garantisca alle persone ammesse uno status giuridico certo e una serie di diritti che facilitino la loro integrazione."

Questo studio mira ad analizzare quali conseguenze produce la nuova legge del lavoro, la l. n. 30/2003, sulla condizione dei migranti in Italia e tenta di valutare quali sono le possibilità d'inserimento degli stranieri nel mercato del lavoro italiano. La tesi è divisa in tre capitoli. Nel primo, intitolato "La disciplina del lavoro per il lavoratore extracomunitario", viene brevemente ripercorsa la storia dell'immigrazione in Italia e sono illustrati i provvedimenti che hanno cercato di disciplinarla considerati come tappe che hanno portato all'attuale legge n. 189/2002 e al relativo regolamento di attuazione, il D.P.R. n. 334/04. In questo quadro assume particolare rilievo la Convenzione di Schengen, che ha influito sull'elaborazione delle discipline migratorie nazionali, imponendo a livello europeo una regolamentazione comune delle migrazioni.

A questa parte iniziale sono state affiancate le interpretazioni di magistrati, giuristi e avvocati sulle maggiori differenze fra la precedente legge sull'immigrazione, la n.40/1998, la cosiddetta "Turco- Napolitano", e la legge n. 189/2002. Fra le differenze rilevate vi sono: l'istituto del contratto di soggiorno e l'indissolubile legame creato nel 2002 fra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro. Tuttavia sono anche emerse indiscutibili analogie strutturali fra queste due leggi.

Sono sorti alcuni problemi in seguito all'ultima regolarizzazione, inserita nella legge n. 189/2002; tali problemi erano sorti a causa del rifiuto dei datori di lavoro di regolarizzare i propri lavoratori stranieri, abbiamo quindi messo a fuoco le posizioni assunte da diversi Tar, così da riuscire ad individuare l'indirizzo giurisprudenziale emerso in relazione a tali problematiche. È risultato che la maggioranza degli orientamenti tendevano a tutelare la posizione del lavoratore migrante.

Il secondo capitolo ha come tema l'inserimento del lavoratore migrante nel mercato del lavoro in seguito alla legge n. 30/2002. Dopo avere individuato il progressivo aumento di flessibilizzazione del mercato del lavoro italiano, sono state proposte analisi e valutazioni di giuristi e di operatori del diritto sul Libro Bianco di Marco Biagi e sulla legge n. 30/2003. Si è poi proceduto all'analisi delle nuove forme contrattuali mettendo in relazione con i problemi di accesso al mercato del lavoro da parte del lavoratore extracomunitario. In questo ambito è stata posta la preliminare fondante differenza fra lavoratori stranieri già regolarmente soggiornanti e lavoratori che devono ancora fare ingresso in Italia. Si è provveduto poi ad un'ulteriore suddivisione dei lavoratori stranieri in lavoratori subordinati e autonomi; sono state quindi analizzate le singole forme contrattuali e le eventuali possibilità del loro utilizzo da parte dei lavoratori stranieri. Abbiamo verificato come nei confronti dei lavoratori soggiornanti sia possibile fare appello a Convenzioni internazionali ratificate dall'Italia, nello specifico la Convenzione O.I.L. n. 143/1975, che tutelano il diritto all'accesso al lavoro al pari di un lavoratore italiano, mentre nei confronti di lavoratori al primo ingresso tale tutela è assente. Per approfondire criticamente l'argomento, ad ogni analisi sono state affiancate le opinioni di operatori del settore, avvocati e dirigenti dell'ufficio immigrazione delle Questure, portando ad esempio anche casi concreti.

Nel terzo capitolo, l'approccio al tema è stato maggiormente sociologico, grazie alle interviste rese da soggetti che operano nel campo dell'immigrazione con diversi ruoli. Queste interviste hanno permesso di approfondire, sul piano non soltanto giuridico, lo studio del mondo variegato e complesso del lavoro straniero in Italia. A fianco delle interviste agli avvocati, a rappresentanti della Questura di Firenze, del Comune di Firenze e della CGIL, sono state riportate testimonianze di lavoratori stranieri, con l'intento di mettere in luce i percorsi lavorativi dei singoli lavoratori, i progetti migratori e le eventuali difficoltà incontrate durante la loro permanenza in Italia. Abbiamo scelto di fare interviste a lavoratori di nazionalità diverse, di diversa età e impiegati in settori differenti, per fare emergere sia gli elementi in comune presenti nelle storie di questi lavoratori, sia le differenze dei percorsi individuali. Queste testimonianze ci hanno fornito dunque un punto di vista diverso sulla situazione che il lavoratore migrante si trova ad affrontare nel momento in cui cerca di inserirsi nel mercato del lavoro italiano. A conclusione, si è poi cercato di dare una risposta all'interrogativo che ci eravamo posti all'inizio del nostro lavoro sulla possibile divergenza delle direzioni assunte dalla politica del lavoro e dalla politica dell'immigrazione, sulla base degli elementi e delle testimonianze raccolte.

Note

1. Caritas, Dossier Statistico Immigrazione 2004, Idos, Roma 2004, p. 296.